230px-arlecchino_und_colombina_-_giovanni_domenico_ferrettiPersonaggi brembani di ieri, descritti tra storie vere e racconti popolari. Se la tradizione radicata nei costumi bergamaschi ha eretto ad emblema del il pittoresco , la Commedia dell’arte affonda ben oltre i costumi orobici, collocando i Natali della nel XI secolo, in Francia. Battezzato come Helloquin e nato, nella superstizione dell’epoca, come un diavolo condottiero di diavoli, presentando un’accezione esoterica assolutamente negativa. Alla rapida diffusione di nell’immaginario collettivo, segue una sterminata sequela di etimologie, che vogliono arrogarsi prepotentemente la natività dell’eroe della beffa. La lontana mitologia germanica lo riconosce, per esempio, come Erlonking, la critica letteraria, invece, lo riconduce al demone dantesco, il male branche Alichino.

Tuttavia, osservando le variopinte fattezze del suo multiforme aspetto, è possibile riavvicinarlo ad una tipica maschera dell’antica Commedia romana, presente nelle feste pastorali.

La prima messa in scena di Arlecchino fu interpretata da un attore quattrocentesco di , Alberto Naselli (noto come Zan Ganassa), che esordì presso la nobile famiglia reggente del Ducato di Milano, i Gonzaga. La fama di Arlecchino valicò, poi, le Alpi, giungendo in Francia, e successivamente i Pirenei, che permisero di alimentare la fama del burlone in Spagna. Servo balordo e opportunista, incarnava l’indole degli originari brembani, emigrati a Venezia in cerca di lavoro. Qui vediamo spaccarsi la natura di questa maschera raminga, in cerca di una sua identità.

In laguna, i nobili veneziani, confinarono in un primo tempo nell’abiezione un Arlecchino caratterizzato, sempre più, come un gretto ubriacone, snaturato e incosciente di sè stesso. Francia e Spagna, in un’ottica diametralmente opposta, elevarono la controversa figura ad archetipo di simpatia, scaltrezza e festosità. I secoli, dunque, hanno contribuito a colorare le vesti variopinte dell’Arlecchino con tradizioni differenti e discordanti l’una dall’altra. Nel bene o nel male, ancor oggi, il Carnevale s’aggrappa alla sua ilarità, tra salti e scherzi che conducono a ritroso in un passato avvolto nel dubbio.

Borderline – dal mensile InterValli

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