Zogno – «In attesa di capire qualcosa in più sull’inchiesta in corso, posso dire soltanto una cosa: credo che non sia il caso di fare di tutta l’erba un fascio, perché l’Arma dei è un’istituzione importante e ci sono tanti che, tutti i giorni, hanno fatto e continuano a fare il loro dovere». Il sindaco di , Giuliano Ghisalberti, resta cauto nel commentare la notizia dell’inchiesta nella quale sono indagati 8 carabinieri che operano (o hanno operato) proprio alla compagnia dell’Arma di (tra cui l’ex comandante, il capitano Filippo Bentivogli), oltre a infermieri e imprenditori (per un totale di venti ), accusate a vario titolo di diversi reati, tra cui la corruzione, il falso ideologico e materiale, la rivelazione del segreto d’ufficio.

L’Arma compatta: marce
«Ho appreso la notizia da “L’Eco” e non ho ancora registrato le reazioni della popolazione, perché oggi (ieri, ndr.) non mi trovavo a Zogno – spiega il primo cittadino del centro della Brembana –. Tuttavia intendo capirne di più dai prossimi giorni. Da quanto ho letto e se le contestazioni verranno confermate, posso solo dire che non si deve fare di tutta l’erba un fascio». All’incirca è la stessa opinione che serpeggia anche nelle file dell’Arma, dove però nessuno può rilasciare dichiarazioni ufficiali, nemmeno il comandante provinciale, colonnello Roberto Tortorella, che preferisce non commentare l’inchiesta anche perché non autorizzato dai suoi superiori.

Tuttavia nell’Arma la sensazione che si respira è la più scontata per casi del genere: se davvero ci sono carabinieri che hanno compiuto i reati contestati dall’accusa – dicono i «rumors» – si tratta di mele marce che vanno isolate e che dovranno rispondere di quanto fatto.

L’imprenditrice: non parlo
Tra le 20 persone indagate non ci sono soltanto gli otto carabinieri della compagnia di Zogno (cinque sono stati trasferiti, compreso il comandante), ma anche infermieri dell’ospedale di (accusati di aver passato i dati anagrafici di persone ferite in incidenti e ricoverate nella struttura sanitaria della valle a società specializzate nel recupero di risarcimenti e proprio da un ex paziente è partita l’inchiesta) e imprenditori e dipendenti di imprese private della zona. Secondo l’impianto accusatorio, il capitano Bentivogli avrebbe fornito alla sua compagna, nota imprenditrice della valle, informazioni che sarebbero dovute restare riservate. «Non ho niente da dire, al massimo si farà sentire il mio avvocato», commenta l’imprenditrice. L’inchiesta, coordinata dal pm Franco Bettini, è comunque ancora all’inizio e il numero degli indagati potrebbe essere destinato a crescere.

Fabio Conti – L’Eco di

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