Zogno – Una donna avvolta nella bandiera francese, un’altra stretta nel tricolore italiano. Il simbolo della Francia rivoluzionaria accostato a quello della Repubblica Cisalpina. Gli affreschi agitano gli animi di chi varca l’ufficio del sindaco di . «Ma guardi che qui non c’è nulla di sovversivo – tranquillizza il primo cittadino Giuliano Ghisalberti –, anzi questa era la stanza da letto dei nobili di Palazzo Rimani e al soffitto c’è l’affresco di Venere e Cupido». Sulla scrivania, Ghisalberti-bis, rieletto il 25 maggio, in realtà ha un mucchio di carte capaci di togliere il sonno a chiunque. Al massimo può concedersi qualche viaggio onirico e di sogni, Ghisalberti ne ha più d’uno.

Zogno da 20 anni è roccaforte leghista, biglietto da visita il cartello in dialetto all’ingresso del paese. L’altro benvenuto è il cantiere della galleria alle porte dell’abitato. La strada che porta verso il centro è un serpente di asfalto che zigzaga fra case anni Sessanta, bar e negozi, caseggiati da ristrutturare, fabbriche. Un disordine urbanistico purtroppo simile ad altre località, mentre il nucleo storico è un
piccolo gioiello con scorci che sorprendono, vecchi portoni, poche insegne al neon. Appena si arriva a Zogno, sembra di essere catapultati in un paese in cerca di identità. Non le pare, sindaco?
«Non sono d’accordo. Se lei parla dell’aspetto estetico posso comprendere. Se spostiamo la visuale, notiamo invece che l’ingresso di Zogno è sempre stato caratterizzato da una vocazione legata agli insediamenti produttivi: è questa la sua identità. In vista della variante abbiamo realizzato uno studio finalizzato a riqualificare l’ingresso in un ottica di migliore vivibilità».

Partiamo allora dal tema quotidiano: la variante. A parte la questione non indifferente dei fondi e dei tempi per ultimare l’opera, lei non crede che possano esserci ripercussioni anche negative?
«La variante è un’opportunità per Zogno e per la valle. Ci consentirà di potenziare la nostra vocazione produttiva e di centro servizi vallare, con notevoli miglioramenti in termini di vivibilità».

Non c’è il rischio di essere, come si suol dire, tagliati fuori?
«Non vedo questo rischio. La variante permetterà di alleggerire il traffico. Non diventeremoun Comune dormitorio. Chi è diretto verso l’Alta Valle e gli altri centri ne trarrà vantaggio. Noi invece stiamo lavorando per diventare polo per insediamenti artigianali, piccole imprese o anche industriali».La storia di questi giorni dice qualcosa di diverso. Ci sono i 310 dipendenti della Mvb rimasti a piedi, sen-
za prospettive dopo il fallimento dello stabilimento.

«Nessuno si nasconde dietro a un dito.
Questo è un problema grave: la metà dei dipendenti sono di Zogno, gli altri della valle.
Però non dimentichiamoci che ci sono imprenditori che fra mille difficoltà continuano a investire, ad esempio Cms Spa, Minelli Spa, Smi Spa. E a luglio è arrivata anche la Serbaplast. Vogliamo sostenere questi imprenditori perché in Val la parola d’ordine è tenere la produzione».

Che fine farà l’area della Mvb?
«Come tutte le aree dimesse manterrà la destinazione produttiva. Ciò significa che ci stiamo adoperando per attirare piccole realtà artigianali o industriali a fare impresa a Zogno. Parliamo con gli imprenditori locali che cercano aree anche nel nostro paese».

Quindi nessuna destinazione residenziale o commerciale?
«Assolutamente no. Nel Pgt del Produttività e traffico: Zogno cantiere aperto. Una veduta dall’alto di alcuni insediamenti produttivi a Zogno 2. Il sindaco Giuliano Ghisalberti al suo secondo mandato 3. I lavori alla galleria della variante del paese della Valle Brembana. A Zogno non si apriranno centri commerciali. Una decisione che comporta sacrifici al Comune, non incassiamo oneri, ma dall’altro lato della medaglia diamo ossigeno ai negozi di vicinato ».

In sostanza lei ritiene che Zogno possa affermarsi come capitale industriale della Valle Brembana?
«Come centro di riferimento per la valle, sicuramente».

Voi l’industria, San Pellegrino il turismo. Ma perché un cittadino brembano dovrebbe metter su casa e famiglia a Zogno?
«Nel nostro programma ci sono due punti focali: la produttività e il sociale. Zogno si raggiunge e lo si abita perché è diventato un centro di servizi per la collettività e non solo del paese. Vi sono sedi di uffici pubblici e servizi alla persona».

Qualche esempio?
«L’Asl è stata potenziata, ci sono Agenzia delle entrate, poliambulatori dell’azienda ospedaliera, la guardia medica, l’Inps, il centro di collocamento, lo sportello vallare di Uniacque, vigili del fuoco, carabinieri, sindacati. Poi le scuole, la sede del Turoldo gli istituti comprensivi». Però i giovani se ne vanno egualmente se non hanno alternative. «Zogno rappresenta una diga allo spopolamento della valle. C’è un tasso di disoccupazione che rimane nella media».

Ma la vita sociale?
«Le do qualche numero: 28 associazioni, 11 sodalizi di volontariato, un cinema in 3D, impianti sportivi a Zogno e nelle frazioni».

È temerario parlare di turismo?
«Quest’anno sono stati aperti altri tre B&b. Abbiamo musei importanti come quello della valle, personaggi celebri dal Belotti a Ruggeri da Stabello. E le ».

Il Brembo è diventato amico?
«Il letto del fiume è stato scavato. Nonostante le piene si sono evitate altre tragedie che hanno segnato tempo addietro la valle».

Rischi idrogeologici?
«La zona di Poscante è monitorata ed è quella che ha maggiori problemi. Le altre frazioni (in tutto 9) non mostrano criticità. Zogno non è solo il capoluogo: sui 9100 abitanti circa 5000 abitano le frazioni».

Un sogno nel cassetto?
«Due. Primo, poter utilizzare i fondi del Patto di stabilità per i piccoli interventi. Secondo vorrei che le aree dismesse vedessero un futuro: produzione e occupazione».

Emanuele Roncalli – L’Eco di

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