Santa Brigida – Lì è zona di recupero, ovvero deve tornare con le caratteristiche architettoniche del borgo storico. E su un tetto in pietra i pannelli fotovoltaici non possono andarci». Il Comune di sembra essere categorico.

Il caso è stato sollevato da un residente della frazione , Sergio Santini, 46 anni, originario di . Sette anni fa acquistò un edificio rurale nel borgo, trasformandolo in seconda casa e ora in residenza principale.

«Sono un ecologista»
«L’ho realizzata con tutti i criteri dell’ecologista e attenendomi alle indicazioni del Comune – dice – quindi sfruttando materiali del posto, dalla legna alla pietra. L’ultimo passo, proprio per il mio spirito verde, voleva essere l’installazione di 12 pannelli fotovoltaici sul tetto. L’ho chiesto due mesi fa, ma con stupore mio e della ditta che doveva eseguire i lavori, il permesso mi è stato negato. Eppure i pannelli, che, peraltro, avrebbero avuto gli stessi colori dell’ardesia del tetto, non sarebbero stati visibili né dal mio giardino né dalla piazzetta della frazione». «Mi è stato risposto che, in base al Piano regolatore, lì è zona di conservazione – continua Santini – e quindi avrei dovuto utilizzare materiale del posto. Ma pannelli in pietra non li hanno ancora inventati. Le motivazioni e il divieto che mi è stato imposto mi sembrano veramente assurdi».

«Una scelta del Comune»
Replica Flavio , tecnico comunale: «Il Piano regolatore del 1998 inserisce la casa in zona di recupero. Ovvero con l’obbligo di ritornare ai caratteri architettonici originari del borgo storico, prima delle modifiche agli edifici avvenute negli anni Settanta. Sul tetto, per esempio, va usata la pietra. Per quanto riguarda il fotovoltaico, poi, la legge nazionale lascia ai singoli Comuni la regolamentazione di storici o di aree di recupero. E Santa Brigida ha deciso di salvaguardare il carattere architettonico originario; quindi, se un abitante vuole sfruttare le energie alternative, diamo indicazioni di usare la geotermia che sicuramente ha un impatto minore rispetto ai pannelli fotovoltaici. L’impianto geotermico costa di più, è vero, ma ha anche una resa energetica maggiore. D’altronde è come se sui tetti in piöde della si consentisse di posare pannelli fotovoltaici».

Ma Santini non sembra convinto: «Nessuno, dal Comune, mi ha mai dato indicazioni di sfruttare la geotermia anziché il fotovoltaico – dice –. E poi, a venti metri da casa mia, a qualcuno il permesso per i pannelli è stato dato». «Ma lì non è più zona di recupero storico – replica ancora Papetti – quindi, in base alla legge, il Comune non può vietare i pannelli».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di

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