Da Bergamo all'Europa le Vie Storiche Mercatorum e Priula Mercatorum e Priula: la storia in un libro e una mostra a Cornello.

Che Leonardo da Vinci fosse stato il primo a rappresentare, cartograficamente, le valli bergamasche, lo si sapeva. Siamo probabilmente nel 1509 e il genio del Rinascimento, al servizio del re di Francia, fa tappa anche nella nostra terra disegnando strade e paesi delle valli Brembana, Imagna e Seriana. Ma la sua scrittura speculare, da destra verso sinistra, ha sempre reso difficoltosa la decifrazione delle cartine (oggi conservate a Londra), almeno al lettore comune. Lo storico Bortolo Belotti (1877-1944) di Zogno riuscì a leggerle ma una trascrizione chiara delle mappe non era mai stata fatta.

LA TRASCRIZIONE DELLE CARTINE
A svelare dopo mezzo millennio il segreto di Leonardo ci hanno pensato una mostra, allestita al Cornello dei Tasso (visitabile fino al 15 settembre, da mercoledì a sabato dalle 14 alle 17 e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18), e un libro-catalogo a corredo della stessa, scritto a quattro mani da Tarcisio Bottani e dalla moglie Wanda Taufer, insegnanti e storici di San Giovanni Bianco.

Esposizione e pubblicazione, quest’ultima promossa dal Museo dei Tasso e della storia postale, si intitolano «Da Bergamo all’Europa. Le vie storiche Mercatorum e Priula» e per la prima volta affrontano in modo completo e sintetico tutto quanto finora era stato detto e scritto sulle due strade più famose della Bergamasca. Leonardo per primo, come detto, disegnò, per esempio, il tracciato che da Bergamo risaliva la Valle Brembana verso Foppolo e la Valtellina, indicando alcuni tratti della via Mercatorum, dal Cornello verso nord.

Peraltro incorrendo in due errori, ovvero segnando la località Tre Fontane dopo San Pellegrino, anziché subito dopo Zogno, e tralasciando San Giovanni. Leonardo, però, si accorse di quest’ultima dimenticanza e, accanto alla prima mappa, disegnò un nuovo schizzo, inserendo San Giovanni al posto giusto.

LE STRADE ALTERNATIVE
La via Mercatorum, come noto, partiva dalla città, toccava Nembro per salire a Selvino, scendere a Rigosa, Pagliaro, Serina, quindi passava per Dossena, Bosco, Grumo, Cornello, Piazza, Averara, Valmoresca, passo di Albarino (poi San Marco) verso la Valtellina e l’Europa. Ma già con Leonardo abbiamo la conferma che la via dei mercanti, nel Medioevo, non fu l’unica strada di collegamento tra la valle e Bergamo, visto che nella sua cartina è disegnato il percorso risalente direttamente il corso del Brembo. C’erano, insomma, varianti della stessa via Mercatorum, sia in Valle Seriana sia in Valle Brembana (per esempio il passaggio da San Gallo, San Giovanni Bianco e Oneta) e altre strade che sul fondovalle conducevano a Bergamo: tra queste l’itinerario che da Ca’ Paiana, a Zogno, saliva sopra le Grotte delle Meraviglie, superava il ponte del Capèl, raggiungeva Clanezzo e dal ponte di Attone arrivava ad Almenno. Sempre da Zogno si raggiungeva Bergamo passando per il Canto Basso, via Poscante, scendendo a Ponteranica e Sorisole.

La via Mercatorum assunse importanza prioritaria rispetto ad altre per essere collegata con Dossena, allora prima pieve della valle (dalla seconda metà del primo millennio al XIII secolo), ovvero unica chiesa dove si poteva battezzare. Per la via Mercatorum, «non si può parlare di un’arteria unica – spiegano Bottani e Taufer nel libro – ma di un insieme di strade che partendo dai vari paesi del fondovalle si univano tra loro fino a confluire verso la meta rappresentata dalla pieve di Dossena».

I COMMERCI CON LA SVIZZERA
La via Priula arrivò nel 1594 grazie alla Repubblica di Venezia, facendo decadere l’utilizzo della via Mercatorum. E aprì le porte verso l’Europa. Ma la sua nascita si deve principalmente a ragioni politico-militari, più che commerciali. La cavalcatoria che da Bergamo risaliva la Valle Brembana e raggiungeva la Valtellina attraverso il passo San Marco avrebbe consentito alla Serenissima di avere un accesso ai Grigioni svizzeri direttamente su un proprio territorio (e da qui poter far arrivare truppe mercenarie) senza dover utilizzare la strada Regina che percorreva il Lario, allora via principale di collegamento con il nord Europa, ma in territorio del ducato di Milano. Così, con interventi all’epoca sicuramente all’avanguardia, viste le difficoltà di superamento di alcuni tratti a strapiombo sul Brembo, in particolare nella zona della Botta o alle Goggie, arrivò la Priula che, se costituì solo in parte un collegamento con il nord Europa (il passo San Marco era chiuso diversi mesi l’anno per via della neve) «rappresentò però la prima vera strada che univa la Valle Brembana con Bergamo».

E qualche commercio con la Svizzera, comunque, venne intrapreso: a testimonianza ci sono i cognomi di chiara origine elvetica (Valcher, Egman, Losman) che iniziarono a comparire tra Seicento e Settecento nelle anagrafi parrocchiali (alcune di queste famiglie sono tuttora residenti in valle Brembana).

PASSÒ IL DIRETTORE DEL LOUVRE
Il libro di Bottani e Taufer riporta i racconti di tre personaggi che percorsero la Priula fino al passo San Marco; nel 1608 il passaggio di Thomas Coryate, libero viaggiatore inglese, nel 1793, Dominique Vivant Denon, primo direttore del museo del Louvre di Parigi, e nel 1943 la fuga dalla valle verso la Svizzera di una famiglia ebrea tedesca. Descrivendo il suo passaggio in Valtellina attraverso i 2.000 metri del passo ricoperto di neve Vivant Denon ricorda l’ospitalità che ricevette presso una famiglia di 12 persone, ma anche le difficili condizioni di vita e la diffusione del gozzo. «Malgrado il modo di vivere, queste persone sono oneste, gentili e di buona conversazione» scrisse nel suo diario. Siamo già a fine Settecento e la Priula ha iniziato ormai la sua decadenza come via di collegamento internazionale.

RECUPERO ANCORA LONTANO
Ma in che condizioni, oggi, sono via Mercatorum e Priula? Molti tratti di entrambe sono stati ormai definitivamente cancellati, altri, invece, hanno mantenuto la struttura originaria, seppure «il percorso appare diffusamente deteriorato nella pavimentazione e nei muretti di sostegno». Ci sono poi esempi in cui la strada è rimasta pressoché analoga a quella di un tempo, come nel caso della via Mercatorum tra Oneta di San Giovanni Bianco e Cornello dei Tasso, oggetto, recentemente, di un intervento di recupero. «Ma quello che manca – spiega Bottani – è soprattutto l’indicazione del carattere unitario della via. Per una sua valorizzazione turistica, il percorso andrebbe indicato con un’apposita segnaletica». Nell’Europa unita di oggi, la riscoperta delle due vie che per secoli furono «porte» della valle Brembana, sarebbe un omaggio a chi le volle e le realizzò e alle genti che ne beneficiarono. E, perché no, a Leonardo viaggiatore che, per primo, disegnò quella strada che portava verso la Valtellina.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

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