Almè, allevatore vince causa: il Prg non cambia Ma spunta un nuovo vincolo del Parco dei Colli. Ha ragione lui, ha torto il Comune. Così ha deciso il Tribunale amministrativo regionale di Brescia garantendo a Cristian Lanfranchi, agricoltore di Sorisole, la possibilità di costruire la propria stalla nella piana di Almè e, di fatto, annullando la variante al Piano regolatore di Almè che inseriva l’area dell’allevatore in una zona connessa alla tramvia delle valli, quindi non compatibile con un ricovero degli animali.

Cala dunque il sipario su una vicenda annosa, iniziata cinque anni fa con l’acquisto da parte del Lanfranchi di un terreno a destinazione agricola? In teoria sì, in pratica forse no, perché ora sembra sia sopravvenuto un nuovo vincolo che impedirebbe all’allevatore di realizzare l’agognata stalla: un vincolo posto dal Parco dei Colli che avrebbe definito la stessa area come zona destinata al tempo libero e quindi non «insediabile» con una costruzione, stalla o palazzina che sia.

Il progetto
Il protagonista è un 35enne che fa l’allevatore, produce latte che vende e da cui ricava il Bitto e il Formai de Mut. Ma che non ha uno spazio suo ed è in affitto in stalle di altri. Cinque stagioni orsono Cristian Lanfranchi, dopo essersi adeguatamente informato e aver richiesto relativa documentazione, acquista un appezzamento di terreno nella piana di Almè, in località Monte Bianco: un terreno che il Piano regolatore destina a uso agricolo, così lui può costruirci la stalla che gli serve. Ma, successivamente il Comune, tramite una serie di delibere, cambia il Prg con una variante e va ad ampliare l’area, un’area inizialmente di 4.500 metri quadrati, definita connessa alla zona di interscambio della tramvia delle valli (progetto della Provincia che prevede per Almè due fermate).

la variante
La variante impedisce così a Lanfranchi di dar vita al proprio piano. L’allevatore decide allora di fare ricorso al Tar e si rivolge per la propria tutela all’avvocato milanese Marcantonio Guerritore, che così riassume la questione: «Nei mappali comunali di Almè l’area acquisita da Lanfranchi era area agricola. Poi però il Comune, senza alcuna valida motivazione, ha ampliato la zona di pertinenza della tramvia che è così passata dai 4.500 metri quadrati a diecimila. In questo ampliamento, entrava la zona dell’allevatore. Su questo si è basato il nostro ricorso al Tar che ci ha dato ragione con una sentenza che di fatto annulla la variante al Prg di Almè ritenendola illegittima». A dire il vero la questione si era un po’ ingarbugliata e allungata anche per via di un documento che non era stato consegnato a Lanfranchi dal Comune, ma la sostanza è questa. Una sostanza che rende il protagonista finalmente soddisfatto «perché si è fatta giustizia - commenta l’allevatore - e perché finalmente potrò costruire il ricovero per le mie ottanta bestie. In fondo voglio solo metter su una stalla, non una super-villa o un’azienda inquinatrice. Si tratta della possibilità di avviare qui ad Almè un’attività che valorizza la natura».

Altri vincoli
Cosa succederà ora in virtù della sentenza del Tribunale amministrativo bresciano? Il sindaco Bruno Tassetti si dice pronto a rispettare la decisione, naturalmente, anche se vuole spiegare il punto della vista dell’Amministrazione: «Il territorio di Almè è urbanizzato e insediato per l’86%, è tantissimo. Noi abbiamo bisogno di polmoni verdi. Così avevamo pensato di tutelare da qualsiasi costruzione quella parte della piana di Almè che rimaneva libera e su cui abbiamo realizzato una pista ciclabile: il renderla di pertinenza della tramvia non comportava niente altro che farne una fascia di rispetto. Ripeto: perché noi volevamo e vogliamo che qui non si possa più edificare alcunché».

Ora però sulla testa dell’allevatore e dei suoi animali pende una spada di Damocle: sembra infatti che il suo terreno sia vincolato dal Parco dei Colli che lo inserisce tra le aree per il tempo libero con dei limiti precisi per l’edificabilità. La notizia è confermata da Gianluigi Cortinovis che di politiche del territorio si occupa all’interno del Consiglio di amministrazione del Parco: «Abbiamo definito una variante al Piano del tempo libero del parco il cui iter è partito nel giugno del 2006 e si è concluso definitivamente nel giugno di quest’anno. La zona in cui è compreso il terreno dell’allevatore è ora area agricola di interesse paesistico come la Valmarina e la piana di Astino: qui viene esclusa la possibilità di edificazione e di ogni trasformazione apprezzabile anche ai fini agricoli».

Non è quindi in discesa la via della stalla che, spiega Cristian Lanfranchi, «in cinque-sei mesi sarebbe finita se la sua costruzione potesse finalmente partire». Ma forse questa stalla non s’ha da fare.

Rosella del Castello - L’Eco di Bergamo