Valtorta – È tornata al suo antico splendore la fucina di . L’edificio, che si trova nella Valle del Bolgià, è stato portato alla luce dopo che, durante i lavori di sistemazione del bosco e del prato circostante, gli operai addetti hanno trovato le fondamenta. «I lavori di recupero hanno visto la ricostruzione dell’ambiente originario e la collocazione di attrezzi e arredi originali o appositamente realizzati – spiega il sindaco Piero –. Il recupero ci ha permesso di raggiungere l’obiettivo di documentare, con rigore scientifico, come avveniva in passato la lavorazione del ferro nel nostro paese».

A parte per l’agricoltura e l’allevamento, che costituivano sempre un’attività fondamentale, dal documento del 1790 intitolato «Edifici e macchine da lavoro in Valle Brembana» risulta che a Valtorta erano presenti 26 fucine da chioderia. È documentato, inoltre, che tra il 1806 e il 1808 a Valtorta si produssero annualmente 3.100 pesi di chiodi, che equivalgono a circa 250 quintali. Per questi motivi, non stupisce il ritrovamento della fucina in un paese dove gli abitanti sono soprannominati «ciödaröi» (produttori di chiodi). «Nella fucina, di 30 metri quadrati che comprendono sei posti per il lavoro del ferro, sono presenti pannelli con testo e foto – conclude il primo cittadino –. Questo restauro, che si trova vicino al mulino e al ponte antico, entra a far parte a pieno titolo del già ricco e interessante itinerario museale di Valtorta».

Arizzi – L’Eco di

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