C’erano anni in cui a i Longaretti erano «tutto». Con quel «tutto», detto oggi da alcune anziane signore a distanza di decenni, i valpianesi vogliono dire che la famiglia trevigliese arrivata nella frazione di un secolo fa poteva permettersi ciò che a loro sarebbe stato negato ancora per molto tempo: potevano andare in vacanza da giugno ad agosto, avere una macchina fotografica e una cinepresa, fare escursionismo e organizzare gare di sci. Ma soprattutto, alla famiglia Longaretti di , deve dire grazie per il lavoro, l’arte e il turismo portati fin lassù. Un grazie che verrà rivolto in forma ufficiale domenica, alle 9.30, nel corso di una festa che la comunità, su iniziativa della parrocchia, ha organizzato per il secolo di permanenza della famiglia trevigliese a .

Perché i Longaretti, la famiglia del famoso pittore Trento, oggi 91 anni, arrivarono a Valpiana nel 1908. Da allora non l’hanno più lasciata scegliendola come meta privilegiata delle vacanze durante ogni periodo dell’anno. E ancora oggi la famiglia di Giuseppe (Josi) Longaretti e Rachele Mariani, con il figlio Enrico Alessandro, continua la secolare tradizione, in affitto nella stessa casa dove soggiornarono i nonni Alessandro e Maria Teresa Casirati.

Che giunsero per la prima volta nell’estate del 1908, dopo alcune stagioni trascorse a Fuipiano Imagna. «Nel paese della , però, la strada non arrivava – dice Josi – e i bambini dovevano essere portati in paese dentro le gerle di fieno. Così, quell’anno, nonno Alessandro scelse Valpiana, già raggiunta dalla strada». Dove, peraltro, si poteva arrivare solo con un piccolo calesse, lungo la via vecchia. E allora, anche qui, i ragazzi di Valpiana scendevano a Serina ad aiutare i Longaretti nel trasporto di bagagli e bambini. Alessandro arrivò in cima alla Val Serina a 38 anni, con i primi sei figli: Carlo, Cristoforo, Caterina, Francesca, Giacinto e Angela, a cui, negli anni successivi, si aggiungeranno Franco, Innocenzo, Trento, Amanzio, Triestina, Vittorio e Mario (oggi ci sono ancora Amanzio, Trento e Vittorio).

Da allora i Longaretti non lasceranno più la frazione, divenendone un punto di riferimento importante.
«La sciura Maria – racconta Giacomo Tiraboschi, tra i promotori della festa di domenica – aiutava i ragazzi del paese a fare i compiti e molti di loro, per avere in cambio caramelle, le portavano fiori e funghi». La famiglia divenne talmente parte integrante del paese che alcuni esponenti fecero da padrini e madrine ai Battesimi dei bambini di Valpiana. E dal 1925 al 1929 i Longaretti aprirono un bar-ristorante conosciuto come Ristoro. «I figli di Alessandro spesso dovevano scendere a piedi fino a Serina per acquistare gli alimenti che non si trovavano nell’unico negozio di Valpiana, quello della nonna Marina – racconta ancora Tiraboschi –. Il locale aveva anche un grammofono e alcune coppie, così, si misero a ballare. Cosa che non piacque al parroco don Giovanni Noris, che lo proibì immediatamente».

Ma la famiglia contribuiva in ogni aspetto allo sviluppo della comunità: Giacinto portava in il sale per i formaggi, alcune giovani andarono a servizio nella casa di ancora di Giacinto, mentre Amanzio, titolare di una fonderia, assunse tra i dipendenti diversi valpianesi.
E poi contribuirono allo , perché i fratelli Longaretti continuarono a frequentare Valpiana organizzando, insieme agli amici di Treviglio, alcune gare di sci. E aprirono la strada all’arrampicata, scalando il Bottiglione, tra Valpiana e , o la Corna del Nas, poi ribattezzata «Torre Treviglio».

È durante gli Anni Trenta, invece, che Giacinto inizia a fotografare gli abitanti della frazione. «Fece centinaia di scatti e si dilettava a fare ritratti – prosegue Tiraboschi – e se oggi a Valpiana abbiamo immagini delle persone e dei luoghi di quel periodo lo dobbiamo a lui. Come per noi rappresentano documenti eccezionali i filmati che, con una piccola cinepresa, vennero girati ancora dai Longaretti negli Anni ’50». La famiglia trevigliese, quindi, prese in affitto, per 60 anni, il Roccolino, uno dei ricordi più cari del pittore Trento. «Lo sistemammo io e un mio compagno di liceo, insieme a muratori e falegnami – ricorda Trento –. Divenne un po’ il nostro rifugio dove io andavo a pitturare».
«Di Valpiana amavo le colline e i prati, le distese ondulate di verde con qualche casolare – ricorda ancora il pittore –. Erano bellissimi paesaggi». Trento «ruberà» a Valpiana anche i ritratti di tanti bambini e donne, a volte semplici compagni di gioco. Ma, a Valpiana, Trento Longaretti ha donato anche tanto, affrescando, dagli Anni ’50, la chiesa parrocchiale.

Tra i fratelli Longaretti più affezionati di Valpiana ci fu soprattutto Carlo: fu lui tra i promotori, negli Anni ’70, della nascita del di Valpiana. «Carlo aveva in Valpiana il suo rifugio – raccontano Josi e Rachele – e appena poteva saliva lassù, con le sorelle Franca e Rina. E qui ha continuato a venire anche quando era rimasto solo. Si sentiva in famiglia». Oggi la tradizione è continuata da Josi e Rachele Longaretti (sposatisi proprio a Valpiana nel 1971) che, da due anni sono tornati in affitto nella stessa casa che fu del nonno Alessandro. Una storia d’amicizia e di reciproco affetto tra una comunità e una famiglia, che continua ancora oggi, dopo un secolo, laddove era partita nel lontano 1908.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

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