Val Serina e Val insieme. Un binomio poco frequente ma che uno studente universitario ha messo a confronto nella propria tesi. Daniele , 24 anni, di , ha infatti discusso la tesi L’attività dell’allevamento montano tra tradizione e modernità in due : aspetti comparativi» alla facoltà di scienze umanistiche dell’Università degli studi di . Curiosità e attaccamento a quella che Davide considera la sua terra sono i motori dai quali ha preso vita l’elaborato: Mio padre gestisce, con il mio aiuto, un negozio di prodotti tipici a Serina e stare a contatto con formaggi di ogni genere ha stimolato la mia curiosità – spiega lo studente.

Anche da questa voglia di conoscere più a fondo il paese in cui vivo, sia a livello professionale sia privato, è nata l’idea di una tesi di questo genere». Per questi motivi lo studente ha preso come elemento di confronto la , il cui omonimo formaggio è noto in tutto il mondo. Proprio il fatto di essere conosciuto nel mondo ha avuto ripercussioni sulla valle – continua Cavagna – e cercare di individuare questi effetti e compararli con la meno nota val Serina è ciò che ho fatto in questa ricerca. Dal confronto tra le due valli – spiega Daniele – ho rilevato che il sistema di mercato locale attualmente esistente in garantisce a tutti gli allevatori le risorse necessarie per vivere del loro lavoro.

La trasformazione di produzione in funzione del mercato, da locale a globale, come in Val Taleggio, invece, può avere anche effetti dannosi per gli allevatori: essi, in caso di comportamenti speculativi, non solo non vedrebbero aumentare il loro giro d’affari, ma si troverebbero costretti ad abbassare i prezzi attuali riducendo il loro guadagno». Lo studente di Oltre il Colle scrive tra le righe della tesi che il mercato globale per la può essere un’opportunità, ma, come dimostrato dalla Val Taleggio, si tratta di un’arma a doppio taglio che può condurre anche a risultati imprevisti e penalizzanti.

È comprensibile – conclude così la tesi – la preoccupazione dimostrata dagli allevatori riguardo a cooperative e consorzi. Ed è auspicabile che nel momento in cui si decida di compiere questo importante passo si studino attentamente i casi comparabili per non incorrere in errori già commessi. La mia convinzione – dice il neo dottore – è che allevamento e caseificazione potrebbero assumere un ruolo trainante per lo sviluppo dell’intera vallata sia direttamente come opportunità di lavoro, sia indirettamente come attrattiva turistico-gastronomica.

Eleonora Arizzi – L’Eco di Bergamo

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