Soprattutto in tempi di vacche magre come questi, per i piccoli comuni montani sono una vera e propria manna. Parliamo delle centraline idroelettriche, negli ultimi anni spuntate come funghi su torrenti e fiumi della Bergamasca. Ne sa qualcosa la Brembana il cui territorio è sicuramente uno dei più sfruttati. Buona parte dei Comuni dell’alto dispone ormai di un impianto, da Valtorta a , da a . Ma anche le valli laterali sembrano non essere da meno. Un vero boom, favorito dagli incentivi degli anni scorsi, con richieste di nuove costruzioni che, nella nostra provincia superano il centinaio. «Le domande ci sono sempre state – spiegano dal settore Risorse idriche della Provincia di Bergamo – ma dal 2009 gli incentivi per le energie rinnovabili, quindi eolico, fotovoltaico e idroelettrico, hanno favorito un’impennata. Sull’idroelettrico abbiamo superato le centinaia e il trend è costante. La Brembana è certamente una delle aree più interessate, grazie alla ramificazione dei corsi d’acqua».

E, infatti, in Valle Brembana, secondo le banche dati della Provincia, aggiornate alla fine dello scorso anno, sono una trentina le richieste di attivazione di impianti a uso idroelettrico (solo quattro, invece, quelle nella vicina Valle Imagna, per esempio). Si va dalle sei di Carona – quattro sono in Val , da cui deriva la famosa cascata che si incontra sul sentiero per il rifugio , e due in Carisole (nella foto grande a fianco) – alle quattro di Ornica, ma domande ci sono anche nella media valle, due a e una a San Giovanni Bianco. Si tratta di ditte private che, nella maggior parte dei casi, firmano poi una convenzione col Comune di riferimento a cui va una percentuale degli introiti. E spesso, su un tratto di torrente, ci sono le richieste di più ditte: una vera battaglia. Energia idroelettrica, quindi, tra le fonti principali di sostentamento dei piccoli Comuni di montagna? È stato in passato e sembra esserlo ancora di più oggi, in tempi di difficoltà economiche e di tagli di trasferimenti dallo Stato. Ma, di fronte all’assalto delle richieste, qualcuno inizia a dire no. Come il Comune di Ornica, dove è già in funzione una centralina idroelettrica da cui il Comune ricava una percentuale. «Abbiamo anche una richiesta per costruire un impianto nella Valle dell’Inferno – dice il sindaco Gino Quarteroni – ma, in Consiglio comunale, seppure il nostro parere non sia vincolante (l’autorizzazione definitiva spetta alla Provincia, mentre alla Regione compete l’ok sull’, ndr), abbiamo detto di no. Quella è un’area di pregio, rientra in un accordo di sviluppo e valorizzazione che abbiamo sottoscritto con Regione e Parco delle Orobie nell’ambito dell’albergo diffuso. E poi c’è un incubatoio per ».

Il sindaco di Ornica sembra avere le idee chiare: «Ci sono ditte che fanno progetti e istruttorie senza passare dai Comuni dove vorrebbero realizzare le centraline – dice –. Qualcuno coinvolge le amministrazioni ma altri agiscono in modo spregiudicato. È un vero Far West, un disordine e una concorrenza tra ditte che andrebbe meglio regolata».

«Sicuramente le centraline costituiscono un’opportunità di guadagno per le Amministrazioni – prosegue il sindaco di Ornica – ma vanno gestite dai Comuni perché in questo momento c’è troppa confusione». Chi, anche l’estate scorsa, si è sollevato contro il proliferare delle centraline è «Brembo kayak», l’associazione di canoisti guidata da Alessandro Gherardi di Zogno. «Togliere l’acqua dai torrenti rappresenta un danno all’ambiente e al turismo – sostiene Gherardi –. Nelle nostre valli arrivano canoisti da tutta Italia perché abbiamo percorsi eccezionali. Di questo passo rovineremo tutto, la è ormai una delle terre più sfruttate. Eppure, come successo in Val Sesia, c’è chi si è opposto: là erano previste 60 centraline. Dopo l’alzata di scudi di turisti e sportivi fortunatamente non ne hanno realizzata neppure una. Prendiamo quella di Moio: hanno iniziato a costruirla dieci anni fa, continuano a fare modifiche e non funziona ancora».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo