– Il 48% degli adolescenti della Valle Brembana, dai 12 ai 18 anni, beve alcolici. L’allarme riguarda in particolare i quindicenni: il 34% delle femmine consuma alcol almeno una volta alla settimana, circa 5 punti percentuale in più rispetto alla media regionale e 11 punti in più rispetto a quella nazionale; il consumo sale al 52,2% tra i maschi, otto punti in più rispetto alla media regionale e 13 in più alla nazionale, sebbene siano necessarie cautele nei confronti per le differenti modalità di raccolta dati.

I dati del 2010
L’indagine condotta nelle scuole nell’ambito del progetto di prevenzione «Pensaprima» della Comunità montana, ha coinvolto 1.933 ragazzi, dalla terza media alla terza superiore. Un campione ritenuto significativo (più dell’80% dei ragazzi) con risultati, quindi, attendibili. Risultati che sono stati illustrati nella sala polivalente del centro Don Palla di presenti Marco Cremaschini dell’Asl, Beppe Bugada della cooperativa «In cammino» di San , l’assessore ai Servizi sociali della Comunità montana Ezio Remuzzi e il curato dell’alta Valle Brembana don Giovanni Algeri. Un’indagine a 360° quella dell’Asl che restituisce una dei ragazzi brembani rispetto a gli stili di vita, ad alcol, fumo, stradale, uso di sostanze stupefacenti e obesità.

La criticità maggiore nell’uso di alcol. Alcuni dati nella frequenza: ci sono ragazzi che dichiara di assumere superalcolici (il 5,6% di chi beve) e vino e birra (circa il 9,5%) tutti i giorni. Eppure, proprio i dati dell’indagine danno un trend in diminuzione rispetto a un test simile sottoposto ai ragazzi della valle nel 2005. Allora, per esempio, il 74% del triennio delle superiori dichiarava di bere, ora siamo scesi al 68,6% di terza superiore. Una tendenza che, quindi, lascia sperare, seppure i dati siano ancora alti rispetto alle medie regionali e nazionali. Altro dato preoccupante sottolineato dai relatori è poi il policonsumo, in torno al 35% degli intervistati. Ovvero la presenza di chi oltre a bere, fuma e consuma sostanze stupefacenti.

E il fumo, seppure in misura minore, rappresenta l’altro fattore di rischio per gli adolescenti brembani. Sul campione preso in esame il 20% si è dichiarato fumatore mentre i fumatori passivi rappresentano il 17%. A prevalere sono i maschi e il salto è notevole tra terza media e classi superiori: se in terza media i fumatori sono il 7,3%, con il passaggio alla scuola superiore si arriva al 23,1% (classe terza). Quindi il confronto con i dati regionali e nazionali: sia tra i tredicenni sia tra i quindicenni la percentuale che fuma dei ragazzi brembani è superiore alla media regionale e nazionale. Solo le ragazze quindicenni hanno un dato numericamente inferiore al confronto più ampio.

«Resta il policonsumo»
L’indagine tra i ragazzi brembani prende poi in considerazione anche il consumo di sostanze stupefacenti, la sicurezza stradale e i comportamenti alla guida, l’attività fisica e l’obesità. In questo caso, però, i dati rispecchiano generalmente l’andamento regionale e nazionale. Gli scostamenti, invece, riguardano alcol e fumo. «Purtroppo ci sono ragazzi che bevono alcolici e fumano – ha detto Beppe Bugada, della cooperativa “In Cammino” di San Pellegrino, braccio operativo del progetto di prevenzione –. Anche se occorre dire che, rispetto all’indagine del 2005 c’è stata una contrazione dei consumi. Il policonsumo, peraltro, di droga, alcol e fumo, resta».

E l’abuso di alcol è stato uno dei tempi su cui il pubblico è intervenuto durante la presentazione dell’indagine: «Probabilmente – è stato detto durante un intervento – le ci hanno almeno in parte difeso dalla diffusione e dal consumo delle droghe. Ma l’uso di alcol tra i minori, purtroppo, deriva soprattutto da esempi e comportamenti ereditati da generazioni. La bottiglia di vino, prima che nei negozi e nei bar a cui peraltro i ragazzi hanno facile accesso, si trova su tutte le nostre tavole. La lotta all’abuso, quindi, deve partire innanzitutto da noi adulti».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di