L’alta Brembana in una nuova collezione di cartoline firmate da Aldo Bortolotti. Dai «bocalù» di Averara ai «càrpegn» di Cusio: 23 vignette tramandano i vecchi soprannomi. Alta Brembana – Una nuova serie di cartoline pubblicizza l’alta Brembana. Non ritrae i classici panorami di monti innevati o vie e piazze riprese sotto una particolare luce, come sono le cartoline per lo più utilizzate dai turisti al fine di fermare nel tempo il ricordo della località visitata. Si tratta invece di una collana speciale: l’ha creata il Gruppo alpini di Piazza Brembana, che, oltre a infoltire le collezioni degli appassionati di cartoline, si arricchisce di una punta di satira e tradizione. Sono ventitré stampe che ritraggono delle vignette in chiave umoristica di Aldo Bortolotti, caricaturista e vignettista di fama internazionale, ispirate ai soprannomi attribuiti in passato agli abitanti dei paesi della zona.

Tutti i soprannomi
Passando in rassegna le cartoline si trovano i «bocalù» (intesi come «chiacchieroni» e non «creduloni» come comunemente si traduce) di Averara, che dialogano vicino ai caratteristici portici, e i «sòcoi» o «piödér» di , chiamati così dall’uso di portare zoccoli e di lavorare l’ardesia. Forse per il carattere saputello, quelli di Carona sono ritratti come i «duturì», mentre nella cartolina di Cassiglio, i cui abitanti erano chiamati «berciài» (da «bèrcio», un usuale cappello da montanaro), c’è un uomo dal cappello abbondante, all’ombra della famosa danza macabra. È dura invece la sfida rappresentata per quelli di Cusio, chiamati i «càrpegn» (carpine) a causa forse del loro carattere duro, dove un uomo prende a testate una pianta.

Semplicemente i «manzói», invece, erano quelli di Foppolo, così chiamati per via dell’economia basata sugli : sulla cartolina sono rappresentati con delle mucche sugli sci. Le persone di Fondra e Trabuchello, ora frazioni di Isola di Fondra, sono raffigurate le une con gli «scarpinù» (calzature non raffinate) e le altre come dei «gognì» (astuti e furbi). Gli abitanti di , chiamati «brinà» a causa della brina presente in paese per molti mesi dell’anno o «sbér» forse per il carattere impertinente, sono rappresentati da un uomo infreddolito a fianco del santuario della Coltura. Nella cartolina di Mezzoldo, invece, ballano due anziani con abiti succinti: rappresentano i «balabiócc», soprannome riferito a persone facili a cambiar parere o di facili costumi.

Dai macc ai sitadì
Non mancano le vignette dei «macc» (matti, nel senso di stravaganti) di Moio de’ e dei «sendraröi» (coloro che tramano sotto la cenere) di . Pecore e un pastore rappresentano i «bàr» (montone) di Ornica, forse perché chiusi e caparbi, e un uomo arrabbiato gli «stizzù» (istigatori) di Piazza Brembana. Ha i contorni di un «borelèr» (boscaiolo) il paese di Piazzatorre, dove il lavoro principale era quello del boscaiolo, mentre una provocante gatta raffigura i «gàcc» di Piazzolo, chiamati così sia probabilmente per il carattere astuto sia perché si tratta di un paese con pochi abitanti.

Un po’ di campanilismo
Roncobello è ritratto con i «santarèi» (santerelli) e i «gosatèi» (gozzuti), chiamati così per la loro devozione religiosa e il caratteristico gozzo grosso. Un uomo imbraccia il fucile nella cartolina di Baresi e un altro ha un atteggiamento da sapiente in quella di , le due frazioni di Roncobello: sono i simboli dei loro soprannomi, ovvero «s-ciopetì» (cacciatori) e «sitadì» (cittadini).

Una donna scappa dalle cornate di un caprone nella vignetta dei «bèch» (caproni, ma anche testardi e seduttori) di Santa Brigida, mentre due uomini litigano in quella dei «rampì» (uncino) di . è stata disegnata con due «càcc» (da caglio) alle prese nella preparazione del formaggio, mentre Valtorta con due «aoca» (avvocati) che afferrano dei chiodi, sia perché i suoi abitanti sono ritenuti delle persone orgogliose, sia per l’antica produzione di chiodi in paese. Satira e campanilismo che sanno d’altri tempi. Chissà, però, se anche qualche giovane valligiano si riconoscerà in queste cartoline.

Eleonora Arizzi – L’Eco di Bergamo

Tutte le cartoline: Alla Scoperta delle Tradizioni – Alpini Alta Valle Brembana