Stop alla televisione a singhiozzo. I programmi non sono più criptati ma in alcune zone il segnale resta debole. Finalmente, dopo anni di attesa, in Valle Averara la televisione si vede. Se non ovunque e in modo nitido, sicuramente meglio di qualche mese fa. Merito delle schede che, autorizzate dal ministero delle Telecomunicazioni, sono state installate sul traliccio del monte Ratur, sopra Santa Brigida. Una sorta di smart-card che, applicate al ripetitore satellitare, evitano che alcuni programmi vengano oscurati.

Ma il problema della ricezione dei canali tivù a Santa Brigida, Cusio e Averara non è risolto del tutto. A causa della bassa potenza con cui vengono diffuse le frequenze, il segnale non arriva ancora in modo nitido su tutto il territorio. Anche a Santa Brigida, dove si trova il ripetitore, per esempio, il segnale non sempre è chiaro nelle località Bindo, Gerro e Foppa.

In Valle Averara, peraltro, il segnale via etere non è mai arrivato. Per diversi anni la ricezione avveniva grazie al ripetitore di Piazza Brembana, poi questo è stato tolto e il Comune di Santa Brigida ha dovuto installarne uno suo sul monte Ratur, sopra il paese. Tutto è funzionato normalmente finché il segnale era analogico; col passaggio al digitale sono iniziati i problemi. Molti dei programmi ricevuti via satellite, infatti, sono criptati. Da qui la richiesta dei tre Comuni per ottenere dal ministero le schede che evitano l’oscuramento dei programmi.

«Da circa due mesi – spiega il sindaco Giovanni Regazzoni – il ministero ha autorizzato, in via provvisoria, le frequenze che ci consentono di vedere tutti i canali senza oscuramento. È sorto, però, un problema: le sei frequenze con cui riceviamo i canali Rai e Mediaset interferiscono tra loro. Per questo motivo la potenza di emissione è stata abbassata. Ma, come conseguenza, ora il segnale non arriva su tutto il territorio. Dovremo quindi attendere ancora quattro mesi per avere la copertura totale. L’autorizzazione provvisoria all’utilizzo delle frequenze da parte del ministero, infatti, è di sei mesi. Terminato tale periodo, molto probabilmente, cambieranno le frequenze, si potrà alzare la potenza di emissione e quindi il segnale dovrebbe arrivare a tutta la valle Averara».

L’Eco di Bergamo