I suoni striduli dei campanacci della «Pisa ègia» di e sono giunti a Cracovia. La tradizione che prevede alla vigilia dell’Epifania una sfilata di persone con i campanacci delle mucche legati alla vita, è stata presentata in un convegno sulla musicologia tra i giovani all’Institut Muzykologii Uniwersytetu Jagiello Skiego di Cracovia. «The Pisa ègia in and : the remains of an old tradition» è il titolo dell’intervento presentato da Giordano Calvi, 29 anni di Santa Brigida, studente alla facoltà di Musicologia di Cremona.

La ricerca indaga le possibili origini della «Pisa ègia», in particolar modo l’inserimento del rito in un periodo, da Natale al Carnevale, che fin dall’antichità è costellato di avvenimenti popolari simili. «Nel mio lavoro ho cercato di sottolineare le analogie con altre feste che si svolgono, non solo lungo l’, ma anche in altre parti d’Europa e del mondo – spiega Calvi, che è anche studente di tromba al Conservatorio di Parma –. Ho analizzato i simboli pagani e profani legati ad esempio all’uso e al suono del campanaccio e al falò allestito e incendiato durante il suono dei ciócc, che sono tutti culti legati alla tradizione agrosilvopastorale della zona. Nel caso della Pisa ègia il campanaccio da strumento della pastorizia diventa un rito propiziatorio.

Nell’interpretazione attuale della tradizione che lega Cusio e Santa Brigida, si fa riferimento a quando i governatori della Valsassina volevano imporre agli abitanti delle Valli Stabina e una nuova unità di misura per il peso delle merci, ma i commercianti riuscirono a mantenere quella vecchia, appunto la «Pisa ègia», trattando con gli amministratori, e i valligiani fecero festa con lo scampanio dei ciócc. Secondo le ricerche di Calvi, questa interpretazione è falsa perché si riferisce alla «Pesa vècia» di Bellano. «È una spiegazione colta secondo l’antropologo Italo Sordi – spiega lo studente di Santa Brigida – perché in realtà è una tradizione che risale alla notte dei tempi e ha semplicemente un significato propiziatorio».

Vorrei sottolineare la bella accoglienza riservataci da parte degli organizzatori e degli studenti polacchi: ci hanno trattato benissimo, per l’organizzazione del convegno e per quanto riguarda il tempo libero», dice lo studente. Cracovia ha dato la possibilità a Calvi e ai suoi compagni di confrontarsi con altre persone, altre esperienze e altri modi di interpretare la musica. Lui, da Santa Brigida, ha invece portato una tradizione per molti sconosciuta, fatta dai suoni assordanti e fragorosi dei ciócc. Un suono che dalla notte dei tempi rimbomba tra le vie della Valle Averara a gennaio e che, per una volta, si è fatto sentire fuori stagione e al di là dei confini brembani.

Eleonora Arizzi – L’Eco di Bergamo

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