Palle di neve molotov ieri alla Valbrem di . E , telefonate del prefetto e della digos, minacce di denunce penali, trattative, cercando di forzare il presidio dei lavoratori che invece volevano impedire a tutti i costi il trasloco del primo macchinario, un sistema di pressofusione in gravità destinato alla Polonia. Del resto, la produzione di cerchioni per veicoli pesanti sviluppata in Val Brembana dovrebbe a sua volta traslocare verso il Messico, dove la casa madre svizzera Ronal è già presente con uno stabilimento. Un mix poco piacevole per i 116 dipendenti della Valbrem, che hanno deciso di non agevolare assolutamente questo piano che di industriale ha ben poco.

Il braccio di ferro ai cancelli è iniziato alle 8 di ieri mattina e si è concluso a metà pomeriggio, soltanto quando i muletti hanno scaricato il macchinario dal tir. Se i dipendenti erano già in traccia e sapevano del trasbordo almeno da un paio di giorni, nemmeno l’azienda era stata lì con le mani in mano e aveva fatto arrivare il camion nella notte, pensando che l’uscita dai cancelli fosse più agevole dell’entrata. Invece il presidio non ha fatto una piega nemmeno all’arrivo dei carabinieri – due pattuglie – ed è rimasto sordo alle esortazioni del comandante, che invitava tutti a tornare a casa onde evitare guai peggiori. Fatto sta che il camion, scarico, è tornato nel capannone e ci dovrebbe rimanere fino a martedì, giorno in cui è previsto un nuovo incontro alla Confindustria Bergamo tra i sindacati e la dirigenza della fonderia di Lenna e Presezzo.

Ricordiamo che, dopo la fine della cassa integrazione straordinaria e in vista della conclusione di quella in deroga, la multinazionale svizzera Ronal ha deciso di lasciare la provincia e ha avviato, per tutti, la procedura di mobilità. Oltre ai militari dell’Arma, è intervenuto il presidente della Alberto Mazzoleni e telefonicamente, anche l’assessore provinciale al Lavoro, Enrico Zucchi. «La Valbrem capisca che non cambieremo idea, che non accetteremo la chiusura dello stabilimento di Lenna. I lavoratori lo hanno dimostrato nei fatti – ha detto Margherita Dozzi, vicesegretaria provinciale della Fiom Cgil, espertissima di picchetti dopo l’esperienza alla Frattini di Seriate – e ci attendiamo che l’azienda si presenti al tavolo martedì prossimo con elementi positivi su cui discutere. Quanto successo oggi, cioè il tentativo Valbrem di spostare un macchinario svuotando lo stabilimento, è gravissimo perché è in corso una trattativa istituzionale e sindacale con l’obiettivo di mantenere le produzione Valbrem nel territorio». «Avevamo avuto notizia – informa Gianfranco Maifredi, della Fim Cisl – che l’azienda volesse iniziare il trasloco dei macchinari.

La presenza dei lavoratori ha impedito che una parte della dotazione tecnica dello stabilimento prendesse la strada di altri siti. Ci è statto assicurato – continua Maifredi – che tutto rimarrà fermo fino a dopo il 30 novembre, quando ci sarà un ulteriore incontro tra le parti. Questo almeno per rispettare chi deve sedersi al tavolo delle trattative, in una situazione in cui ancora non è stata condivisa alcuna decisione». Dopo le 24 ore di sciopero già effettuate, altre 8 ore sono state proclamate appunto per per martedì, quando si terrà il nuovo incontro tra le parti; i lavoratori hanno inoltre deciso di attuare un altro presidio davanti all’azienda dalle 8 del mattino, per evitare un nuovo tentativo di trasloco dei macchinari.

Il Giornale di Bergamo