Una recente indagine di Confartigianato Lombardia ha individuato i comuni dove l’incidenza sociale dell’artigianato è più alta, in termini di rapporto tra numero di imprese artigiane e popolazione. La media regionale si attesta a 2,73 imprese ogni 100 abitanti e a 6,31 imprese ogni 100 famiglie. Un peso significativo che pone la Lombardia all’8° posto fra le regioni italiane (al 10° per incidenza sulle famiglie), in una classifica guidata da d’Aosta, Emilia Romagna e Marche.

In questo contesto si ritaglia un posto di rilievo, sia per media complessiva (3,12 artigiani ogni 100 abitanti e 7,6 ogni 100 famiglie), sia per numero di comuni dove l’incidenza va ben oltre la media. Fra i primi quindici paesi «ad alto tasso artigiano», guidati da Vestreno, piccola località lecchese con poco più di 300 persone e 7,99 artigiani ogni 100 abitanti, si incontrano ben sei bergamaschi. ha un’incidenza di 7 imprese artigiane ogni 100 abitanti. Seguono Imagna a 6,73; Isso a 6,62, a 6,56, Selvino a 6,49 e a 6,01.

A vedere che 3 paesi su 6 sono nel polo di verrebbe da pensare dunque che l’artigianato in Val gode di buona salute. Ma è davvero così? Non proprio, come si evince da un’analisi più approfondita dei dati. Marco Valceschini è un artigiano del settore minuterie meccaniche di , un comparto che conta da solo 150 imprese per circa 500 addetti, ed è il capo polo di zona per l’Associazione artigiani di Bergamo. «Questa statistica – spiega – va disaggregata e interpretata altrimenti risulta fuorviante perché potrebbe far intendere che il settore è più che fiorente. Non è purtroppo così. Qual è ad esempio la valenza occupazionale o produttiva? Perché tante imprese anche in realtà demografiche quasi irrilevanti?». E prosegue: «Prendiamo il caso della Valle che conta circa 1.500 imprese. Un numero abbastanza alto, si potrebbe dire. Ma attenzione: il 50% sono imprese edili, poco più del 20% sono produttive per cui con occupazione, il restante sono artigianato di servizio e solitamente con un solo addetto che è poi il titolare. E attenzione pure al settore edile, perché si parla di artigiani prestatori d’opera, la gran parte imprese con poco più di un addetto che trovano lavoro fuori paese». Ecco la situazione dei tre comuni brembani il cui andamento storico darebbe un incremento dell’artigianato territoriale nel trentennio e addirittura un raddoppio per Taleggio.

Cornalba ha 21 imprese artigiane iscritte all’Albo, il 95% nell’edilizia, sostanzialmente singoli lavoratori organizzati di volta in volta là dove sono richiesti. Taleggio ha poco più di 600 abitanti e 40 imprese, oltre il 50% nell’edilizia. E Gerosa conta 390 abitanti e 22 imprese, il 54% edili. E di questi tempi purtroppo il settore è piuttosto fermo a causa della crisi economica e non ci sono prospettive di ripresa nel futuro prossimo più immediato. Se poi si pensa al calo demografico dei paesi di , la situazione è ovviamente destinata a peggiorare. Va meglio per le attività produttive. Afferma in proposito Valceschini: «Il settore ha vissuto il momento peggiore nel 2009 con un lievissimo recupero nel 2010 e determinanti sono state le iniziative a sostegno del comparto anche sul fronte creditizio».

«Da soli non si va lontano»
E continua: «C’è stata sostanziale tenuta di quelle imprese che già avevano avviato un processo di riqualificazione delle attività, di innovazione tecnologica, di attenzione al mercato inserendosi in rete perché oggi da soli non si va da nessuna parte. Ora stiamo vivendo una fase abbastanza robusta di rilancio. Sarà una spinta che non potrà essere a lungo vivace per cui ritengo che si arriverà a una normalizzazione della situazione comunque con buone prospettive per il futuro».

«E per le nostre valli che non possono più contare sulla grande industria, mentre l’artigianato può tenere – conclude Valceschini -, si potrà guardare avanti se verranno spazzate via le difficoltà che si frappongono alla nostra attività. Parlo innanzitutto di viabilità, di lacci e laccioli burocratici o di accesso al credito. E poi sono indispensabili l’innovazione tecnologica, la capacità di reinventarsi in risposta alle istanze del mercato e la formazione professionale degli addetti».

Sergio Tiraboschi – L’Eco di Bergamo