Noi amanti della e dell’alta quota spesso andiamo alla ricerca di imprese personali che sfiorino il nostro limite fisico e mentale. La ricerca di adrenalina ci spinge a fare programmi ambiziosi ed a lungo periodo pensando che il nostro cammino sia libero da imprevisti. Naturalmente non è così: è sufficiente un piccolo intoppo e tutti i nostri programmi e le nostre ambizioni vanno a farsi friggere.

Così, all’inizio della stagione invernale, si chiacchiera tra amici su quali ambite mete raggiungeremo quest’anno; dal tal canale alla tal cima in invernale piuttosto che quella cresta che con la dev’essere tosta ecc.

Tra i vari progetti rientra anche l’imparare a per poi cimentarsi nello scialpinismo. E così, alla prima abbondante nevicata che preclude in quota, ci buttiamo sulle piste da poco aperte con un gruppo di esperti per le prime sciate. La giornata trascorre serena ed allegra e noi allievi non siamo neanche così impediti come pensavamo, ma all’ultima discesa, anzi agli ultimi metri prima del parcheggio, ecco il fattaccio… una cunetta di neve, la fatica che si fa sentire, la punta dello che si impianta e l’inevitabile caduta!

Cavoli che male il ginocchio, di alzarsi neanche a parlarne… penso subito che sarà una brutta botta, ma non molto di più considerata la banale caduta! Invece la gamba non mi regge in piedi e bisogna chiamare il soccorso piste che veloce arriva e, da una rapida ma efficace diagnosi, mi comunica che molto probabilmente i legamenti sono ko… mi si gela il sangue… e adès? Almeno 6 mesi di stop!

Non è il momento di farsi prendere dal panico; dopotutto la diagnosi non è certa! Dopo che i soccorritori mi aiutano a scendere e mi immobilizzano la gamba gli amici mi portano al Pronto Soccorso dove dai raggi non emerge nessun osso rotto, ma dalla visita dell’ortopedico la diagnosi temuta è quasi certa…collaterale danneggiato e crociato anteriore rotto. ”Bene”; mi aspetta un mese di steccatura rigida della gamba, riabilitazione, operazione per sistemare il crociato tra qualche mese (a seconda della lista d’attesa), altra riabilitazione e poi, forse, il ritorno tra i monti! Insomma un po’ di mesi fermo!

In queste occasioni si realizza quanto siamo fragili e come sia facile farsi male in pochissimi secondi e nei modi più banali…siamo come fogli di carta che si strappano al primo colpo di mano! Questo genere d’esperienza ci insegna quanto sia importante stare attenti in ogni secondo e ci fa ragionare sull’importanza della sicurezza, ma anche che l’imprevisto è dietro l’angolo e che spesso è inevitabile. Sinceramente in questi mesi di stop ho imparato anche a guardare il lato bello delle brutte situazioni perché l’impossibilità di andare per cime e la necessità di accontentarsi di brevi passeggiate
mi ha insegnato a guardare nei particolari… nella bellezza della brina sui prati, delle forme del ghiaccio e di tante altre cose che si nascondono nelle parti meno visibili all’occhio sfuggevole dell’uomo sempre di fretta!

Adesso che le gambe hanno ripreso a girare abbastanza bene l’emozione di poter tornare tra i monti e sulle cime è ancora più grande e posso godere con maggior consapevolezza delle meraviglie che ci vengono donate. Dunque è proprio vero…Non tutto il male viene per nuocere!

Marco – Tratto dall’Annuario C.A.I. Alta Brembana