Pusdosso A Pusdosso di Fondra gli alimenti si trasportano ancora con l’impianto a fune. Gli ultimi abitanti: il borgo rischia l’abbandono. Il sindaco: non abbiamo soldi. – Collegati al mondo con una teleferica. Con cui far arrivare in paese alimenti per sé e per gli , materiale e attrezzi di lavoro. Ma Pusdosso, borgo di una trentina di sulle pendici del monte Torcola, dove ci si scalda solo con la stufa a legna e i telefoni fissi non sono mai arrivati, sogna da anni una che lo colleghi finalmente al capoluogo, giù sul fondovalle, a Isola di Fondra, in alta Valle . Una strada che, di anno in anno, diventa sempre più necessaria. Per evitare – dicono i pochi abitanti rimasti – come successo per altri piccoli di , che la frazione sia abbandonata, case e stalle vadano in rovina e, poi, si possa ancora pulire il territorio, strappando al bosco sempre più avanzante, ancora un po’ di prato.

Quassù di residenti fissi che trascorrono l’anno senza più scendere in paese ormai non è rimasto più nessuno. Ci sono i villeggianti e poi gli abitanti storici, una decina, proprietari della case dove sono nati, che hanno però anche una seconda abitazione a Fondra, o comunque sul fondovalle. Proprio perché manca una strada. Peraltro un tracciato agrosilvopastorale di circa tre chilometri che sale da Fondra c’è: ma arriva sotto la frazione Cornelli. Poi, da qui, bisogna incamminarsi per una ventina di minuti, e finalmente si arriva a Pusdosso, una delle cinque frazioni di Fondra (insieme a Foppa, Forcella, Cornelli e Via Piana), forse quella ancora conservata.

«Senza una strada che raggiunga la frazione – dice Gianfranco Paganoni, 50 anni, allevatore – sarà difficile salvare la frazione. Perché è troppo costoso ristrutturare case e stalle portando tutto il materiale sempre con l’ausilio dell’elicottero. La teleferica che utilizziamo serve per fare arrivare in paese le cose meno pesanti, alimenti per noi o per gli animali. Qui serve la strada, basterebbe prolungare quella che arriva sotto Cornelli e farla arrivare poco sotto Pusdosso. Non ci serve un’autostrada ma un tracciato largo quattro metri, utilizzabile solo dai pochi proprietari nella frazione. Il paesaggio del borgo non sarebbe assolutamente rovinato».

Pusdosso

«Guardi – prosegue Paganoni – se dovesse arrivare la strada io mi trasferirei immediatamente e stabilmente quassù, portando nella frazione anche la mia attività. Qui è un altro mondo rispetto a Fondra. Anche solo il riscaldamento: grazie al sole si consuma metà della legna che si brucia sul fondovalle». A Pusdosso, nonostante le scomodità, due allevatori tengono ancora gli animali. Maria Virginia Midali, 52 anni, ha la casa proprio sulla piazzetta della frazione e poi stalle e pollaio. Alleva mucche, tacchini, pecore, galline e conigli. Una piccola fattoria a uso familiare. «Salgo dal paese tutte la mattine – dice – perché sono ancora affezionata al borgo: qui sono nata e cresciuta. E poi allevo qualche animale più per passione che per guadagno. Ma le difficoltà sono tante: senza strada non arriva nessun mezzo agricolo, così il fieno lo tagliamo a mano e lo portiamo in spalla. Intanto il bosco avanza perché a raccogliere legna siamo rimasti in pochi e, poco alla volta, anche il prato sarà occupato dalle sterpaglie».

«Certo – prosegue Virginia – dobbiamo ringraziare i soci degli “Amici di Pusdosso”, l’associazione che ha fatto tanto per valorizzare il borgo e tenerlo vivo, ultimamente sistemando anche la teleferica. Ma per salvare la frazione bisogna fare arrivare la strada». Un progetto per il tracciato stradale, peraltro, esiste, vecchio di alcuni anni: prevedeva l’arrivo della strada circa cento metri a valle di Pusdosso, quindi un tracciolo per fare entrare nel borgo solo mezzi agricoli. «Quando venne proposto costava 650 milioni di lire – dice il sindaco Giovanni Berera – oggi servirebbero almeno 650 mila euro, perché una strada in montagna non è così facile, perdipiù con le pendenze del terreno che ci sono a Pusdosso».

«In questi anni siamo sempre stati attenti a bandi regionali per avere finanziamenti e abbiamo inserito la strada nelle opere pubbliche programmate – continua il sindaco – ma purtroppo i soldi non ci sono e il Comune di Isola di Fondra, da solo, non potrebbe mai farcela. Aspettiamo che qualcuno ci aiuti». Intanto la vecchia teleferica installata nel 1956 (per un po’ di tempo funzionò persino col motore di una moto Guzzi) continua a trasportare mangimi per animali, cemento, pane e farina. Unico mezzo di trasporto che unisce Pusdosso al mondo.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo