FOPPOLO – «La valanga si è staccata sopra di me e mi ha travolto: sono stato trascinato a valle per un centinaio di metri, ma sono riuscito a rimanere in superficie. Ho letteralmente nuotato nella neve e, con molta fortuna, mi sono salvato». È il racconto dello scialpinista che ieri mattina è scampato alla furia di una valanga nella zona del rifugio Montebello di : la massa di neve, con un fronte di circa cento metri, lo ha sorpreso mentre sciava fuoripista, ma l’uomo è riuscito a non farsi sommergere e quando la valanga si è fermata ha chiesto aiuto con il telefonino.

L’elicottero del 118 e il Soccorso alpino lo hanno raggiunto e portato a valle praticamente illeso: «Non dimenticherò mai questa esperienza – spiega lo scialpinista A. Z., 35 anni, di Ponte San Pietro, che preferisce non veder pubblicate le sue generalità complete – e vorrei che fosse un monito per tutti coloro che come me amano lo scialpinismo: è meglio evitare di avventurarsi se non si è completamente sicuri delle condizioni della neve, perché anche i più esperti possono correre seri pericoli».

Tratto in salvo, poi la denuncia
Tutto è successo verso le 6 di ieri mattina lungo il percorso tra il rifugio Montebello e il lago Moro, a circa 2.100 metri di quota. L’uomo, secondo le ricostruzioni, era partito verso le 4,30 da Foppolo dopo aver lasciato l’auto al piazzale degli e aveva raggiunto il Montebello, dove aveva in programma di fermarsi: «Inizialmente avevo pensato di fermarmi lì – racconta lo scialpinista – ma visto che era ancora presto e le condizioni della neve mi sembravano buone ho deciso di provare a percorrere un altro tratto. Dopo pochi minuti di fuoripista, però, mi sono accorto che non potevo andare avanti e ho deciso di tornare indietro, seguendo le tracce che avevo lasciato poco prima. Proprio mentre rientravo, alla mia destra sopra di me, si è staccata la valanga». Lo scialpinista in pochi istanti è stato raggiunto dalla massa di neve: «Mi ha travolto e trascinato a valle per un centinaio di metri: ho perso subito gli , mentre il casco che indossavo allacciato è rimasto al suo posto, forse è stata quella la mia fortuna. Mentre la valanga mi trascinava sono riuscito a restare in superficie, nuotando nella neve, fino a quando non mi sono fermato».

Lo scialpinista non ha riportato ferite, a parte qualche leggera abrasione, ed è riuscito a dare l’allarme con il telefonino che aveva con sé: «A parte lo spavento stavo bene – prosegue A. Z. – ma non riuscivo a spostarmi perché ad ogni passo sprofondavo nella neve, così per sicurezza ho chiamato il 118 che mi ha messo in contatto col Soccorso alpino». I soccorritori, dopo aver detto allo scialpinista di non muoversi per evitare ulteriori rischi, si sono messi subito al lavoro per raggiungerlo e portarlo in salvo: dalla base di è decollato l’elisoccorso del 118, mentre da Foppolo una squadra con sette volontari del Soccorso alpino della Valle è partita con una motoslitta e un gatto delle nevi messi a disposizione dalla direzione degli impianti di risalita.

«Mentre aspettavo i soccorritori – racconta lo scialpinista – ho cercato di evitare l’ipotermia: ho messo gli indumenti di ricambio asciutti che avevo nello zaino perché quelli che indossavo erano bagnati, poi ho bevuto del tè caldo che avevo nel termos». All’arrivo dell’elicottero (che non è atterrato e si è tenuto a distanza di sicurezza per evitare ulteriori distacchi di neve) i soccorritori si sono calati con un lungo verricello e hanno recuperato lo scialpinista, portandolo poi a Foppolo, dove è stato sottoposto a una visita di controllo prima di rientrare a casa. Del fatto sono stati informati anche i carabinieri della stazione di Branzi, che sono intervenuti con una pattuglia a Foppolo per gli accertamenti del caso: inevitabile nei confronti dello scialpinista la denuncia per aver provocato, seppur in modo involontario, la valanga.

Il trentacinquenne da tempo pratica sport in montagna e ha acquisito una buona esperienza: «Sono anni che faccio scialpinismo, e tutte le altre attività in montagna – racconta – e conosco benissimo quella zona. Quando sono partito per il Montebello, come sempre, avevo tutta l’attrezzatura: il casco, l’Arva, la pala e la sonda, ma quanto è successo dimostra che in montagna esperienza e attrezzature non sono sinonimi di sicurezza assoluta. Anche se la passione per questo sport a volte ci spinge a osare di più, è meglio evitare sempre il fuoripista se non si è sicuri al 100% delle condizioni della neve, perché anche una piccola imprudenza può costare molto cara. Io sono stato molto fortunato e vorrei ringraziare il Soccorso alpino e il 118 per il loro straordinario lavoro».

Nel burrone con lo snowboard
E ha avuto danni più seri, anche se non è fortunatamente in pericolo di vita, un’altra persona soccorsa sulle , ieri pomeriggio. Si tratta di un ventiduenne bresciano, residente a Nuvolera e appassionato di snowboard. Ieri attorno alle 14, a Colere, mentre percorreva una pista il ventiduenne è finito accidentalmente in un burrone, facendo un volo di circa sei metri e finendo nella . Subito dopo la caduta il giovane è stato anche investito dalla neve che aveva smosso lui stesso con la manovra involontaria.

Subito è scattato l’allarme: sulle piste è arrivato l’elisoccorso del 118 di Brescia (in quanto quello di Bergamo era già impegnato in altri interventi). L’équipe medica ha prestato le prime cure al bresciano, che non ha riportato traumi ma che era in stato di ipotermia, anche se non grave. Il ventiduenne è stato accompagnato all’elibase di Orio e, da lì, portato all’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo, dove è stato sottoposto al trattamento per il riscaldamento corporeo.

Emanuele Biava – L’Eco di Bergamo

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