Le sono costellate da una miriade di laghetti alpini di grande interesse, non solo naturalistico e scientifico, ma anche turistico e, in alcuni casi, piscatorio. Nel nuovo cd rom della Provincia – «Fauna ittica e ambienti acquatici» – c’è anche il rapporto sullo stato di queste perle d’alta quota, alcune habitat ideale degli anfibi, non tutte adatte alla vita dei pesci. Tra quelli con una popolazione ittica significativa, ce ne sono alcuni tra i più noti, mete di escursionisti in quasi tutte le stagioni, dai in al bacino del Barbellino in alta Seriana, che con la sua superficie oscillante tra i 55 e i 20 ettari (secondo la stagione) e i 66 metri di profondità, è il maggior lago alpino della provincia, popolato da trota fario, trota iridea e il salmerino di fonte.

Va sottolineato però, che i pesci di questi laghi sono nella stragrande maggioranza dei casi frutto di immissioni e campagne di ripopolamento. In pochi casi la popolazione si riproduce naturalmente e si automantiene, per via di numerosi fattori tra cui le caratteristiche degli immissari. È il caso, per esempio, del lago Asinina Superiore, nel territorio di Schilpario, di enorme interesse dal punto di vista ittico per via della popolazione di salmerino di fonte diventata ormai autonoma. I laghi ittiogenici, ovvero ideali per la vita dei pesci, sono 14 in Valle Brembana, 10 in Valle Seriana e 7 in . E a proposito di quest’ultima valle, una caratteristica contraddistingue i suoi molteplici : la naturalità, a differenza di quanto accade nelle altre zone delle Orobie, dove si verifica un elevato sfruttamento a scopo idroelettrico dei bacini d’alta quota. «Ciò – si legge nel cd rom – si deve alle conseguenze catastrofiche del cedimento della diga del Gleno nel 1923, a seguito del quale furono sospesi i numerosi progetti di costruzione di dighe in ».

L’Eco di

I LAGHETTI ALPINI DELL’ALTA VALLE BREMBANA