Alta Brembana – «Se la legge venisse applicata, in alta Valle Brembana nascerebbe un’Unione di comuni vasta circa 300 chilometri quadrati che riunirebbe 17-18 municipi, gestiti da un solo sindaco con quattro assessori. Improponibile e ingestibile». È l’esempio, forse più eclatante, che il presidente della porta per dimostrare «l’assurdità del decreto legislativo approvato dal Governo».

Venti comuni, 7.300 abitanti
Decreto (approderà in Senato per la conversione in legge il 5 settembre) che coinvolge 57 piccoli comuni orobici. La legge dice che i comuni con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti dovranno sopprimere Giunta e Consiglio e costituire un’Unione di Comuni pari almeno a 5.000 abitanti. Unione che sarà governata da un sindaco con quattro assessori.

I 20 Comuni dell’alta Valle Brembana hanno una popolazione complessiva di 7.300 abitanti e solo supera i mille residenti. Per arrivare, quindi, a 5.000 abitanti sarà necessario unire quasi tutti gli altri. , in pratica, si vedrebbe accorpato a Valtorta, nonostante sia distante circa 40 chilometri. A meno di «diverso limite demografico» (quindi meno di 5.000) che potrà eventualmente decidere la Regione, dice il decreto. «Così come stabilisce la legge – dice il presidente Mazzoleni, anche sindaco di – non va proprio bene. Si può ragionare sull’unione di due comuni, come può essere il caso di e Vedeseta, ma non si può pensare di unire 18 municipalità e costituire un Comune vastissimo, governato da una sola persona». «La legge sostiene poi che i sindaci eletti dalla comunità andrebbero a rappresentare il proprio paese nell’Unione – prosegue Mazzoleni –. La stessa legge, poi, limita il numero di assessori. Sicuramente tutti i Comuni dell’alta valle non potrebbero essere rappresentati. Senza dimenticare che eleggendo solo il sindaco non si dà rappresentanza alla minoranza». E la mancanza di «rappresentatività e partecipazione democratica» è proprio uno dei punti che la conferenza dei capigruppo della ha sottolineato nel documento approvato mercoledì scorso e inviato ai parlamentari bergamaschi.

Approvato ordine del giorno
Un ordine del giorno (sarà portato in assemblea il 6 settembre), in cui si sostiene che il decreto «non produce nessuno dei previsti risparmi», «risulta gravemente lesivo della centenaria autonomia comunale garantita dalla nostra Costituzione» ed è «palesemente illogico e inapplicabile soprattutto alla ». Il documento, in cui si chiede l’abrogazione dell’articolo 16 relativo all’accorpamento dei Comuni, è stato sottoscritto dal presidente Mazzoleni, dal presidente dell’assemblea , dai vicepresidenti e dai quattro capogruppo.

«Se poi consideriamo la motivazione degli accorpamenti, ovvero i previsti risparmi – continua Mazzoleni – non ci siamo. Perché la maggior parte di sindaci e assessori dei mini Comuni lavora gratis o con indennità dimezzata. I futuri sindaci e assessori delle Unione di Comuni, gestendo un territorio molto più vasto, invece, difficilmente lavoreranno gratis. Loro sì, costeranno».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di