leonardo_da_vinciCon la scoperta delle grotte preistoriche nei pressi della Grotta delle Meraviglie e della Corna Rossa, avvenuta nel 1975 e di seguito, si è sfatata la convinzione dei nostri storici che non esistesse la “facies arcaica” nella terra di Zogno e quindi nella nostra valle, poiché si è così spalancato un nuovo orizzonte.

Si tratterebbe ora di ricercare le cause che hanno determinato la presenza dell’uomo in quel tempo così remoto, di oltre quattro e più migliaia di anni. Dovremmo quindi poter evidenziare tre elementi fondamentali di questo nostro discorso:

– l’habitat – il tipo col suo ethos – l’ethnos.

1° – L’habitat, cioè l’ambiente.
È il primo elemento da considerare perché è con esso che l’uomo può vivere in simbiosi arricchendosi reciprocamente. Non è soltanto osmosi o semplice influenza reciproca dell’uno sull’altro. La terra diventa madre di cui l’uomo ne è il figlio. È valido il riferimento alla S. Scrittura in cui si afferma che l’uomo è tratto dalla terra, come il “figulo” o il “vasaio” che modella una vaso imprimendovi la propria idea. Si crea così l’ambiente, o il territorio umanizzato, in cui si nasce, si cresce, sviluppandovi le proprie attitudini per cui si recupera il territorio umanizzandolo, a dimensione d’uomo. Quando si sradicasse l’uomo, si distruggerebbe l’ambiente medesimo, che significherebbe morte. Le calamità naturali, come la piena del , non si rivelano così disastrose come l’esodo. La nostra Valbrembana, aspra e impervia, ha richiesto inauditi sforzi umani per esserne la culla dell’uomo brembano. Il dott. Gerolamo , il 21 marzo 1846, all’Ateneo di disse: “Se questa valle è sterile, sono altrettanto industriosi i suoi abitanti”.

carta-leonardo-da-vinci-vallebrembana La necessità aguzza l’ingegno. È povera la valle, ma ricca di talento è la sua gente. Leonardo da Vinci (1452 – 1519) ci offre lo schizzo più antico e più autorevole della valle eseguito per valorizzarne le acque. Segue poi come documento storico la relazione di Giovanni da Lezze (1593 – 1599), corredato da una cartina completa di tutta la valle, presentata al governo di Venezia sulla situazione geografica, sulle professioni, la viabilità, le risorse e le rendite agli effetti del fisco.

II° -Il tipo brembano e il suo ethos. Da quando parte la presenza dell’uomo in questa valle impervia e inaccessibile per lunghi millenni? Bisognerà scavare ancora a lungo nel buio dei secoli a ritroso nel tempo per far luce prima di poter definire la risposta. Il della Valbrembana sta facendo qualche passo importante con la scoperta d’importanti incisioni rupestri, oltre le scoperte già da anni avvenute nella bassa valle. Dall’esame antropologico eseguito dal Prof. Cleto Corrain dell’Università di Padova sui resti osteologici, rinvenuti in questi ultimi tempi, si sa soltanto che si tratta di un tipo di razza sub-alpina dedito alla caccia, quindi anche alla pesca, alla pastorizia e alla ricerca di metalli.

Eccone una sintesi: “Ne esce uno schizzo antropologico di gente dalla testa larghetta e bassa, dal naso largo e dalla statura appena discreta. Marginalmente, un più abbondante materiale relativo alle ossa lunghe permette di parlare di esemplari diritti e poco curvi…. In tutto questo la nostra serie composita non sembra uscire da un quadro antropologico dell’Italia Nordappeninica, che non esclude l’eneolitico ma include largamente il bronzo. Si tratta verosimilmente di un “brachicefalo” (Homo sapiens alpinus?), in contrapposizione ai “Dolicocefali”, come i mandriani della pianura (vedi Remedello), anche se entrambi sono comunque dei rannicchiati di tipo neandertaliano”.

Il tipo brembano, come appare oggi, appartiene al “tipo moderno europeo”: non è chiuso, ma riservato; è testardo senza essere scontroso; è fedele senza essere servile; affronta il mondo con disinvoltura; robusto e geniale; è capace di affermarsi in tutti i campi del lavoro, dell’arte e dell’industria. A volte sembra andare in letargo, come il Brembo, ma per scatenarsi poi all’improvviso; porta con sé il colore della sua terra, aspro e duro ma autentico; è come la saxifraga, dove posa i suoi piedi, spappola le rocce. III° – L’ethnos, cioè la comunità con le sue istituzioni. Sorprende la grande vitalità di questa nostra gente che potremmo definire gli “Etruschi brembani”.

La comunità è un popolo vivo e vitale, per il suo genio, la sua prestanza fisica, il suo liguaggio arguto, i suoi costumi sani, la sua religiosità robusta, il suo saper fare in ogni situazione. L’emigrazione costituisce una forte ricchezza, di sia per la famiglia e per la comunità, che si riflette anche nell’arricchimento di opere d’arte delle proprie chiese. La stessa Venezia da una parte, senza escludere Genova dall’altra, già nel 400-500 si sente brembanizzata. Basta pensare ai grandi autori (pittori) che hanno costellato il rinascimento veneziano: i vari Palma e Licini, gli architetti Codussi e prima ancora il Rizzo. Berenson ha affermato che basterebbero gli autori brembani per rendere famosa un’intera nazione.
Conclusione: “Torniamo ai nostri monti! Per non sciupare i valori affermati”.

Don Giulio Gabanelli – Annuario C.A.I. Alta Valle Brembana