Un aiuto dagli alpini alla famiglia senza casa
Olmo al Brembo Articolo letto da 131 Utenti - Pubblicato il 14 Febbraio 2008Olmo al Brembo: rogo distrusse attività e alloggio di un falegname Le penne nere si mobilitano. Dal presidente nazionale 10.000 euro. Olmo al Brembo - «Il cuore che i miei concittadini e tutti gli alpini mi hanno dimostrato è stato immenso». Maurizio Regazzoni, 62 anni, il falegname di Olmo al Brembo che nel novembre scorso, a causa di un incendio, ha perso casa e laboratorio, il suo grazie avrebbe voluto dirlo pubblicamente. L’occasione c’era: il presidente nazionale degli alpini Corrado Perona è salito in alta Valle Brembana per portare la solidarietà delle penne nere di tutta Italia e un aiuto concreto di diecimila euro. Ma l’emozione è stata troppo grande, le lacrime hanno spezzato le parole di Maurizio, che si era scritto cosa dire.
«Purtroppo non ce l’ho fatta – dice – ma l’ho fatto subito dopo la cerimonia. Ho ringraziato tutti, alpini, associazioni, Comune e anche tante persone che non conoscevo e mi sono state comunque vicine. Non so come potrò mai ricambiarli». Un sostegno arrivato innanzitutto dagli amici alpini che, fra poco, aiuteranno anche alla ricostruzione dell’abitazione: perché Maurizio è stato per anni capogruppo a Olmo al Brembo, coordinatore di tutti gli alpini dell’alta Valle Brembana e consigliere provinciale Ana a Bergamo. Così la solidarietà delle penne nere si è fatta sentire fin dall’inizio, da quel 25 novembre dello scorso anno, quando un incendio ha mandato in fumo la casa e 32 anni di attività nel laboratorio di via Roma.
Qui lavoravano lui e i figli Erik e Andrea (entrambi, nel frattempo, hanno trovato un’altra occupazione). In poche ore il laboratorio e la casa, posta sopra l’attività , si sono ridotte in cenere. Maurizio, la moglie Nunzia Cirillo e i due figli hanno trovato ospitalità da una famiglia del paese. E gli alpini hanno provveduto a un primo sgombero delle macerie e a una prima pulizia, mentre la sezione Ana di Bergamo ha donato a Maurizio 5.000 euro. Quindi, nei giorni scorsi, l’altra grande sorpresa: l’arrivo del presidente nazionale Perona a Olmo.
«Abbiamo informato la direzione nazionale della tragedia accaduta a Regazzoni – spiega Giorgio Sonzogni, vicepresidente dell’Ana di Bergamo – quindi il presidente Perona ha inviato una lettera in cui esprimeva la vicinanza di tutte le penne nere all’alpino di Olmo al Brembo. Nel frattempo ci aveva fatto sapere che si sarebbe attivato per la ricerca di fondi. Così è stato: il comitato di presidenza dell’Ana ha deciso di devolvere diecimila euro al nostro socio alpino. E il presidente Perona ha voluto consegnare personalmente il contributo».
La cerimonia si è svolta nella sala consigliare del municipio di Olmo al Brembo. Oltre a Perona erano presenti il presidente della sezione Ana di Bergamo Antonio Sarti, il vice Giorgio Sonzogni e i consiglieri, il capogruppo di Olmo Mauro Regazzoni, gli alfieri dei gruppi dell’alta Valle e, in rappresentanza del Comune, il consigliere comunale Valter Milesi.
Dopo i saluti del capogruppo Regazzoni e del presidente sezionale di Bergamo Sarti, ha preso la parola Perona: «Maurizio Regazzoni – ha spiegato – è un alpino che fa parte della nostra grande famiglia e non potevamo dimenticarlo. Questo aiuto rappresenta un gesto concreto e un segno di vicinanza di tutti gli alpini d’Italia».
Ci sono state poi le parole del consigliere Milesi che ha ringraziato gli alpini e ha confermato il supporto del Comune alla famiglia Regazzoni. Infine il capogruppo delle penne nere di Olmo ha ringraziato il presidente nazionale con una pergamena ricordo. Tra una ventina di giorni dovrebbero riprendere anche i lavori alla casa di Maurizio. Si dovrà ancora ripulire dalle macerie il laboratorio e quindi decidere come e cosa ricostruire. E gli alpini saranno ancora in prima fila. «Saremo a disposizione – dice Sonzogni – insieme all’impresa che eseguirà l’intervento». La falegnameria, molto probabilmente, però, non verrà ricostruita. «Avevo 14 anni quando iniziai questo lavoro – dice Maurizio – ma ora vedo difficile riprendere anche perché del laboratorio non si è salvato nulla».
Giovanni Ghisalberti - L’Eco di Bergamo
ARTICOLI CORRELATI: