Vedeseta - Grande partecipazione ieri pomeriggio a Saronno, ai funerali di don Sabino Camia morto giovedì scorso a 85 anni, parroco per 35 anni di Vedeseta. E proprio da Vedeseta quasi cento parrocchiani sono arrivati ieri a Saronno con auto private e un pullman per rendergli l’ultimo omaggio. Proprio questa imponente partecipazione, ha consentito al gruppo della Valle Taleggio di aprire il corteo funebre per entrare nel Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, dove si è tenuta la Celebrazione.

Ad aprire la rappresentanza di Vedeseta, con i propri labari, il comune con il vicesindaco Nicola Ciresa e l’assessore Camilla Mangili, oltre a rappresentanze della banda comunale e della sezione Avis. Ma a impressionare sono state le coppie, arrivate in gran numero, che erano state sposate da don Sabino e molti giovani battezzati in quel lungo lasso di tempo, dal 1953 al 1989, dal loro parroco.

«Una grande emozione - hanno spiegato alcuni parrocchiani -: per noi esser qui era doveroso per quello che don Sabino ci ha dato in tanti anni. Abbiamo notato che però anche a Saronno, dove era confessore del Santuario, la sua figura è stata ricordata con tutti gli onori. Gli stessi sacerdoti hanno chiesto e ottenuto che don Camia venisse sepolto nella cappella dei preti della diocesi, nel cimitero di Saronno».

Nel corso della celebrazione l’ex sindaco di Vedeseta Arrigo Arrigoni, ha raccontato il lato umano di don Sabino, ricordato come l’ultimo prete ambrosiano e l’ultimo parroco a tempo pieno di questa antichissima parrocchia, che nel corso della sua storia ha avuto, tra le altre, l’onore della visita di cardinal Montini, poi diventato Papa Paolo VI, nel 1958 e nel 1961, proprio con don Sabino parroco. «È stato un prete molto attivo - raccontano ancora i parrocchiani -: e molto diretto nei nostri confronti, montanari un po’ chiusi, che abbiamo imparato ad apprezzarlo quasi da subito. Aveva un dialogo con tutti: giovani e anziani. Ci ha conquistati con quella parlata milanese, il suo modo di fare sempre costruttivo. Pur essendo osservante della tradizione, era un sacerdote moderno, al passo con i tempi, conosceva ad esempio il valore dello sport per i giovani. Anche recentemente alcuni di noi erano andati a trovarlo a Saronno. Da tempo era malato: anche la recente scomparsa della sorella novantenne, che viveva con lui, ha contribuito ad aggravare le sue condizioni».

L’Eco di Bergamo