Chi ha partecipato alla non competitiva di domenica scorsa ha goduto di particolari opportunità per incontrare l’arte. Le cartoline di Ubiale sono fra le più suggestive nello scenario delle camminate non competitive del Csi. Stuzzica subito l’attenzione dei partecipanti il campanile della chiesa parrocchiale che dal quartier generale della marcia appare in un’aureola bucolica come una strofa di Virgilio Publio Nasone. La suggestione aumenta quando nella valle si disperde il suono festoso delle campane. Le altre due cartoline sono un poco più distanti da ma sono anche più intriganti.

Cartolina numero due è : il castello con la sua corte e le stanze ricamate; il declivio fino al fiume a zig zag in un reticolo di sentieri acciottolati con parapetti di sassi e pietra; il ponte di corde sul ; la casetta al porto; il torrente Imagna che sfocia nel ; il ponte romano in pietra antica; il borgo rannicchiato intorno alla chiesa di S. Gottardo. La cartolina di racconta storia, arte, nobiltà e leggende di fantasmi. è località comunque meritatamente nota e cara ai bergamaschi. Ma un’altra cartolina è forse la più affascinante. Siamo a Ca’ Bonorè. Pochi sanno cosa sia. E dove sia. Eppure la storia di Ubiale sembra iniziare qui.

Ora ci sono ventuno persone in un mucchietto di case intriganti come il villaggio leopardiano. Ca’ Bonorè è un affresco quattrocentesco di sassi, pietre, sentieri e mulattiere irrobustite dai secoli, portoni e finestre di legno che
hanno circa seicento anni. Una minuscola chiesa dedicata a Maria Mater Gratiae si mimetizza nel fraseggio delle abitazioni che delimitano una piazzola più amorevole di un campiello veneziano ornata da una cascata di fiori,
animata da sgargianti colori, profumata di semplicità. I passi risuonano sulla massicciata di pietra come in una via romana. A est e a ovest due portoni di legno massiccio chiudevano, la sera, la piccola comunità in uno scrigno
inaccessibile. Le porte ci sono ancora.

Vengono chiuse in caso di straventi. Antonio Rota di Davide organizzatore della camminata de Ubiàl e Clanèss ha ricevuto la Prima Comunione nel 1957: il suo nome è riportato con quelli di altri 14 bambini nel libro mastro della
chiesina con tutti i comunicandi dal 1913 in poi. C’è anche Rota Davide papà di Antonio. Passeggiare a Ca’ Bonorè è emozionante. Qui il tempo non è fuggito (fugit irreparabile tempus), si é fermato a guardarsi come narciso. Ed è lì ancora che si specchia in alcuni aspetti del passato: l’architettura, la fede cristiana, il sorriso. Che ce l’hanno in volto ancora oggi a cominciare dai cortesi custodi della chiesina tenuta in ordine come un gioiello. Il sagrato è un piazzaletto in piano da cui si spalanca un panorama esagerato sulla valle Brembana e sulla pianura fino agli Appennini. Il cielo quassù è azzurro fosforescente come gli occhi della Madonna: una pregevole statua è collocata in una nicchia piena di luce nella chiesuola ruraleggiante.

In questi motivi hanno trotterellato circa duemila podisti e podiste accorsi alla corte di Antonio Rota architetto
della manifestazione. “È bello vedere tanta gente sui nostri percorsi; è bello vederle passeggiare o correre senza
affanno, in libertà, con il sorriso in viso”. Hanno partecipato 26 gruppi. Il più numeroso è stato gli Amici della
Natura Ambivere la cui rappresentante ha ricevuto il trofeo Amici Monte Ubione, un cestone gastronomico, vino,
salame e una coppa nostrana. Gli altri gruppi sono stati nell’ordine: Almenno S. Salvatore, Stöf Curno, Amici di Nembrini, Curnasco, Almenno S.Bartolomeo, Sabbio, Amici del verde, Brembate, Treviglio; e sono arrivati nel
fiato leggero della brezza brembana gruppi di Crema e di Pandino: i più lontani I percorsi sfringuellavano in ambienti unici subito accostando Clanezzo, il porto, il castello, la confluenza di due corsi d’acqua; poi scarabocchiando i passi in boscaglie fitte e irte si accostano di borghi di Bondo e di Poster, e si raggiunge la deliziosa capanna del pensionato luogo di ritrovo e di serenità per molti cittadini di Ubiale con affettuoso ristoro in una radura d’ombra e luce come nelle cartoline più sofisticate; da qui la km 15 scorazza per irti colli raggiungendo le contrade Cazamino, Sopracorna, Ca’ Piatti, Ca’ Bonorè con ristoro nel campiello arabescato, Carimbei, Stalì, Cinipiano, Grumello e arrivo.

Emanuele Casali – L’Eco di Bergamo