Il turismo dello sci e delle seconde case ha ormai fatto il suo tempo. Complici i mutamenti climatici, la stagione della neve è sempre più corta e incerta. La «questione montana», quindi, va affrontata con un nuovo approccio, che investa sul turismo naturalistico e sostenibile, anziché solo su quello degli impianti, anche come opportunità per le economie locali in crisi. Fulcro del rilancio durevole della montagna bergamasca, il Parco delle Orobie. Su questi presupposti si fonda il progetto di «Ecolabel», il marchio promosso da Legambiente, col sostegno della Camera di Commercio di Bergamo e il patrocinio dell’ente Parco, per qualificare le strutture ricettive.

44 comuni
In che cosa consiste? Innanzitutto in una formazione rivolta agli operatori dei 44 Comuni (27 della Valle Brembana, 13 della Valle Seriana, 4 della Valle di Scalve) e delle tre Comunità montane che ricadono sul territorio protetto. Per ora ne sono stati contattati 200 (tra albergatori, gestori di rifugi e bed&breakfast), e si stanno raccogliendo le adesioni al corso gratuito che partirà tra gennaio e febbraio. Nei quattro incontri si parlerà di risparmio energetico, acquisti intelligenti, qualità e sicurezza alimentare, mobilità alternativa. «Tutti aspetti che possono qualificare l’offerta turistica orobica, intercettando quei turisti che cercano i valori di una comunità locale», sottolinea Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia.

Marchio di qualità
Dopo la formazione, gli operatori possono scegliere se aderire o meno al marchio «Ecolabel», sottoscrivendo un decalogo che va dall’impegno a ridurre rifiuti e rumori fino alla valorizzazione dei prodotti enogastronomici locali. «Il marchio – spiega Paolo Locatelli, di Legambiente Bergamo, responsabile del progetto – renderà riconoscibili quelle strutture e quegli esercizi che decidono di stare dentro un percorso di qualità e un circuito nazionale (sono 300 in Italia le strutture ricettive che già aderiscono a Legambiente Turismo, ndr), che puntano sugli aspetti ambientali, le reti sociali e a creare un indotto economico a livello territoriale». Da qui anche il sostegno della Camera di commercio, che per questa fase pilota ha investito 21 mila euro. «Vogliamo diffondere un modo diverso di pensare il turismo – commenta Andrea Locati, che segue l’attività promozionale dell’ente camerale –. Con questo progetto vogliamo incidere in una zona come il Parco delle Orobie dove il rapporto delicato tra uomo ed ecosistema può essere opportunità per ripensare il turismo in chiave nuova».

L’Eco di Bergamo