Il lago decolla, la pianura e il capoluogo tengono, la montagna perde colpi: la , fotografata dal dossier annuale elaborato dall’Osservatorio turistico della Provincia si presenta fra luci e ombre. Più luci, se si considera che in un panorama di crisi generalizzata (il 2009 è stato a livello globale l’annus horribilis per tutto, turismo compreso) la nostra provincia riesce a non sprofondare. E soprattutto se si osserva la ripresa di alcune zone che negli anni passati erano state attraversate da una crisi nera, come i laghi.

Anche la città, l’Isola e la pianura mettono a segno modesti incrementi, con l’effetto Orio a trascinare i flussi e a nutrire un turismo che è essenzialmente di cultura e di lavoro. Ma c’è chi non se la passa bene: sono le , alle prese con un ricambio strutturale che stenta e atavici problemi di viabilità. In generale, nella nostra provincia, il 65,1% del turismo si concentra fra città e pianura, il 26,5% sulle e l’8,4% nella zona dei laghi. Ma è il confronto con l’anno precedente a evidenziare da una parte la crisi e dall’altra l’exploit: la montagna resta seconda ma perde pesantemente terreno, il lago guadagna posizioni con un incremento di turisti del 16,5%.

Il rapporto è stato presentato ieri in Provincia: presenti l’assessore alle Attività produttive e Turismo Giorgio Bonassoli e il professor Andrea Macchiavelli del Cestit, centro studi dell’Università di . «In un periodo di crisi generalizzata sono orgoglioso di dire che la Bergamasca si difende», ha esordito l’assessore. «Il dato generale di raffronto fra 2008 e 2009 presenta in generale un aumento nel numero delle presenze (pernottamenti) dello 0,74%, mentre gli arrivi sul territorio sono calati dell’1,13%. Tutto questo, di fronte a cali nazionali del 4-5%, non può che essere un buon auspicio».

Stranieri a frotte
Il risultato (abbastanza) positivo della si deve soprattutto agli stranieri: nel 2009 le loro presenze sono aumentate del 4,6%, quelle degli italiani sono diminuite dell’1,3%. Un quadro ricavato da dati delle strutture alberghiere ed extra alberghiere, sfaccettato ma comunque ben altra musica rispetto alla previsione nera di -9% fatta a inizio anno per la Bergamasca dall’Istituto ricerche della (Bit). «I numeri sono complessi e certe volte ci vorrebbe più attenzione prima di diffonderli», ha commentato Macchiavelli riferendosi alla stima di tracollo formulata a febbraio. La Bergamasca nel 2009 si colloca al 5° posto nella graduatoria regionale delle presenze, con il 5,66% di viaggiatori che arrivano qui sul totale, preceduta da Milano, Brescia, Sondrio e Como.

L’exploit dei laghi
I dati strettamente territoriali (i sistemi turistici in cui si divide il territorio sono Città-Isola-Pianura, Laghi e Orobie) li ha spiegati Bonassoli: «Nel 2009, rispetto al 2008, nell’area di Bergamo e pianura, che resta la più visitata, si è verificato un incremento contenuto (+2,1%) di presenze, interamente attribuibile agli stranieri. Nelle aree montane, invece, c’è stato un deciso decremento (-6,3%). Il sistema dei laghi è in crescita: rispetto al 2008 ha attirato il 18,5% di stranieri e il 15,5% in più di italiani, per una media del +16,5%». Con l’effetto Orio al Serio che si espande, toccando non più solo la città. «Oggi gli stranieri superano il 45% a Bergamo e pianura, raggiungono il 33% nell’area de laghi, che ritrova un turismo internazionalizzato con grande incidenza dei tedeschi, seguiti dai francesi. Gli stranieri si fermano invece al 13% nelle valli». Ed è proprio nelle valli che, rileva Bonassoli, «non si sente l’effetto dell’aeroporto».

Il declino della montagna
L’osservatorio ha esaminato anche il lungo periodo, cioè dal 1999 al 2009. «Una breve analisi dei dati riferiti all’ultimo decennio – si legge nel rapporto – dimostra come la provincia di Bergamo abbia visto aumentare le presenze turistiche del 28%. A tale risultato ha contribuito soprattutto la città con la pianura, dove l’incremento dal 2000 ha superato il 61%. Le Orobie bergamasche invece hanno fatto registrare un calo nel decennio di oltre l’11%. L’area dei laghi mostra invece un andamento diverso: nel decennio le presenze salgono dell’8,4%, con un’accelerata interamente attribuibile agli ultimi anni». Il successo dell’area del Sebino e del lago d’Endine è spiegato da vari elementi. Macchiavelli ricorda che «il sistema in esame ha dimensioni limitate e ha visto nuove strutture aprire in questo periodo. Il loro riempimento, incisivo su un panorama che non ha moltissimi posti, ha influito in modo importante sulle stime». Secondo il presidente della Comunità montana dei laghi Simone Scaburri, «contribuisce anche la migliore situazione ambientale, in particolare della balneabilità». Ma c’è un tasto dolente: si chiama viabilità. «La questione annosa della statale 42 è da risolvere – ha detto il presidente – ma anche i collegamenti in generale devono essere migliorati e il lavoro da fare è parecchio». Viabilità che è anche il tallone d’Achille delle aree montuose. Ma non c’è solo questo: «Il problema sulle Orobie è che nel sistema c’è un ricambio, anche strutturale, ancora da compiersi», è stato spiegato. Sui monti, dove il turismo è soprattutto italiano e si basa sugli hotel (ancora pochi i b&b), l’inverno 2008-2009 ha portato dati molto negativi: -9,5% per i due stelle, -4,5% per i tre, ma un +9% per i quattro stelle. Significa che le potenzialità non mancano, nonostante i problemi. «Bisogna investire, ristrutturare. Per guardare oltre è importante che il privato e il pubblico lavorino insieme – ha concluso Bonassoli –. E la Provincia è pronta a fare la sua parte».

Anna Gandolfi – L’Eco di Bergamo