La seconda metà di settembre si porta dietro un trittico di mostre zootecniche tra le più importanti dell’intero panorama provinciale. Tutte avvengono in (che in autunno ne conta complessivamente sette): la prima domani a Valorta, poi mercoledì 21 sarà il turno di e sabato 24 a Branzi: complessivamente si potranno ammirare più di mezzo migliaio di capi. Sono momenti in cui è possibile una verifica della salute della zootecnia , che nel complesso mostra un trend positivo. «Ci sono stati abbandoni per raggiunti limiti di età degli allevatori e conseguenti chiusure di stalle nel recente passato – osservano gli operatori -, ma forse si è arrivati ad una inversione di tendenza». «C’è un rinnovato interesse dei giovani per il settore – conferma Franco Locatelli presidente dell’Associazione manifestazioni agricole e zootecniche di Serina – e quanto fa ben sperare.

A questo proposito va segnalata la partecipazione in alcuni giorni d’alpeggio di un buon gruppo di ragazzi poco più che adolescenti e assolutamente slegati dall’ambiente. Da questa esperienza sono tornati entusiasti e ben decisi a ripeterla. Potrebbero essere gli allevatori del futuro».

Il presidio Slowfood
Il primo appuntamento è quindi domani a dove si propone l’edizione numero 64 della fiera, una delle più antiche in provincia, con un centinaio di capi (il patrimonio complessivo del paese ammonta ad oltre 150 capi) facenti capo a una dozzina di aziende. Dato tutt’altro che insignificante se rapportato alla situazione demografica del paese: i residenti sono meno di 300 per 130 nuclei familiari, il 10% dei quali lavora nella zootecnia.

A Valtorta poi, dal 1954 è attiva la Cooperativa sociale che occupa quattro addetti nella lavorazione di 4500 quintali di latte trasformato in Dop ed in Agrì, diventato anche presidio slow food. La Cooperativa di Valtorta è il maggior produttore di Dop di fondovalle che anche quest’anno, insieme all’Agrì ha avuto una buona commercializzazione, con presenza in ristoranti di elevato livello anche a Milano. La fiera sarà arricchita per la prima volta da un mercato che continuerà fino a sera. Il secondo appuntamento, mercoledì, riguarda la «Foera» di Serina (che comprende anche il Grande mercato), che per numeri e tradizione è la più importante della e tra le più significative della lombarda. Alla qualità dei capi si unisce la quantità dei bovini in rassegna: orgoglio di tutta la valle e del comune di Aviatico in particolare, dove ha sede l’associazione promotrice della mostra e di altre manifestazioni nel corso dell’anno. Già iscritti oltre 250 capi di bovine di razza bruna, cui si aggiunge una ottantina di capi di pezzata rossa, simmenthal e austriaca di recente immissione in alcune stalle della Valle, su un patrimonio complessivo che si aggira tuttora sul migliaio di capi. In tutto una cinquantina di stalle di cui 31 con oltre 650 capi stallati aderenti all’Associazione che è in costante crescita.

L’arrivo della pezzata rossa
Osserva Franco Locatelli in riferimento alla partecipazione alla fiera della «pezzata»: «Resta largamente preminente la bruna e non potrebbe essere altrimenti, anche perché la stragrande maggioranza degli allevatori è convinta della superiorità qualità per caratteristiche organolettiche (proteine, grassi, caseina) del latte della bruna da destinare alla trasformazione casearia.

Qualche allevatore sta però sperimentando la pezzata che perde sul latte ma compensa con la remunerazione dei vitelli. L’Associazione dev’essere attenta a tutto il mondo zootecnico ed ecco l’accoglienza in fiera anche delle pezzate». Il presidente Locatelli annuncia un’altra novità per la fiera 2011: «Si parla di recupero della biodiversità, del recupero dei patrimoni del passato. Si è deciso pertanto che proprio a partire dalla fiera, si andrà alla ricerca sul territorio di capi di bovine di razza bruna “in purezza”, come quelle di una volta. La definierei un’operazione quasi filologica. È stato dato incarico ad un allevatore esperto, che nel passato fu famoso nell’allevamento delle brune alpine, di arrivare all’identificazione di capi con le caratteristiche di un tempo e per questo premio ci sarà un riconoscimento della Banca di credito cooperativo di Sorisole e Lepreno da consegnare alla cena dei premi che si tiene a gennaio».

La roccaforte Val Fondra
Sabato a Branzi i capi presenti saranno circa 200. La Val Fondra è una delle roccaforti provinciali dell’allevamento bovino, con realtà ben consolidate e strutturate. Si parla di 14 stalle, di cui 7 con un patrimonio compreso fra i 30 e gli 80 capi, per un totale di 370 capi, di cui 250 da latte con una produzione annua o a lattazione in media compresa tra 60 ed i 70 quintali (ma con picchi produttivi ben più alti).

Attivi anche una decina di dove si produce il Formai dè mut dop marchiato blu, mentre a Branzi è presente dal 1953 la Cooperativa latteria sociale casearia – la prima ad essere costituita sulla montagna lombarda – dove si lavorano giornalmente oltre 1.000 litri di latte certificato, raccolto nelle vallate per la produzione del tipico Branzi, e si stagiona il Formai de mut. Da qualche anno la rassegna branzese è stata inserita nelle manifestazioni della Fiera di San Matteo – da venerdì 23 a domenica 25 – con la quale si è ripresa l’antica tradizione del mercato autunnale del formaggio prodotto in alpeggio estivo.

Sergio Tiraboschi – L’Eco di Bergamo