A metà Quaresima, è tradizione, in alcuni paesi dell’Alta , suonare i “ciòch” per annunciare l’arrivo della primavera, il risveglio della natura, la preparazione a vita nuova. Ecco allora che un folto gruppo di , adulti e ragazzi, percorrono le vie dei nostri paesi, muniti di “ciòch” di varie dimensioni, e tutti insieme suonano questi strumenti, seguendo un ritmo cadenzato ed emettendo un suono assordante. Si tratta di un’usanza antica, vissuta come un momento di aggregazione e socializzazione. Terminato il giro del paese, ci si ritrova per una cena frugale, a base di patate e cotechini, proprio come una volta e per trascorrere una serata in compagnia.

Cos’è un “cioch”:
è uno strumento di latta o ferro, tipo “campanaccio”, che comprime il suono nel suo interno, emettendo quindi un rumore assordante. È diverso dalla “bronza” o “campana” che sono aperte ed emettono il suono verso l’esterno.

“Sunà i Ringhècc”.
Dal pomeriggio del Giovedì Santo e per tutta la giornata del Venerdì e del Sabato, le campane rimangono ferme, non suonano più per rispettare il calvario di Cristo e riprendono a suonare per annunciare la Resurrezione pasquale. In questi giorni gruppi di ragazzi di varie età passano nelle vie del paese e suonano i “ringhècc”, sostituendosi alle campane per annunciare i vari momenti della giornata: la sveglia mattutina, il e la sera, oltre che per ricordare le funzioni religiose. È una tradizione molto antica che continua ad essere riproposta ogni anno perché è un’occasione per i ragazzi, di varie età, di ritrovarsi e trascorrere piacevoli momenti insieme.

Cos’è un “ringhètt”:
è una elaborazione della “gagia lombarda”; è uno strumento in legno, di varie misure, che ha nella sua parte
centrale una ruota dentata su cui battono delle palette, mosse da una manovella, che producono un forte suono.

tratto dall’Annuario  C.A.I. Alta Valle

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