Dalla Val Brembana al Parque Industrial Querétaro, la strada è tanta. Di mezzo c’è un oceano nel senso letterale del termine – l’Atlantico – e una volta arrivati a Città del Messico occorre spingersi a nordest per altri 250 chilometri, fino al km 28,5 della carretera Potosi: lì sorge la Ronal Mexicana SA da CV, controllata dall’omonima casa madre elvetica Ronal, e lì potrebbe finire ma per sempre la Valbrem. L’investimento in Messico, secondo le cifre presentate dal management, costerebbe circa la metà delle perdite accumulate in Val Brembana nel giro degli ultimi tre anni, 8 milioni contro diciassette.

Di questo si parlerà stamattina in Provincia, dove sindacati e lavoratori chiedono un intervento forte per salvare 117 posti o garantire quantomeno un paracadute di ammortizzatori sociali. Servono assolutamente quattro mesi di tempo per agganciare un nuovo periodo di cassa integrazione straordinaria e per arrivarci, l’ideale sarebbe un percorso di cigs in deroga. Nessun obiettivo fantascientifico, quindi, per le parti sociali impegnate nella vertenza: non una lotta contro i mulini a vento, non il dietrofront di una multinazionale, ma soltanto una tregua fino alla primavera.

Lo Stato del Querétaro supera gli 800.000 abitanti ed è l’area con il reddito annuo pro capite più alto dell’intero Messico (20.000 dollari USA). Stando al catalogo on line della Ronal Mexicana, la produzione è orientata soprattutto ai cerchi in lega per auto e in minor parte per furgoni, compresa la gamma corsaiola Speedline, mentre alla Valbrem il core business è rappresentato dai veicoli pesanti; la forte crescita del mercato locale, secondo i calcoli fatti al quartier generale di Härkingen, compenserebbe quindi le spese del trasloco e gli investimenti finora effettuati tra il sito principale di e Presezzo, acquisiti nel novembre del 2007 dal gruppo Mazzucconi che cedette in blocco la sub-holding Mazzucconi Wheels srl.

Il piano del trasloco nel Querétaro anche per la Valbrem è stato illustrato per sommi capi due settimane fa in Regione, durante l’incontro con le parti sociali convocato dal Pirellone. Va detto che contro la delocalizzazione della Valbrem si è formato un blocco bipartisan, dalla Lega Nord al Pd, così come lo schieramento sindacale è unitario e senza crepe. All’assessore provinciale Enrico Zucchi (Lavoro, formazione) si chiedono quindi 4 mesi di cassa integrazione straordinaria in deroga, uno strumento suppergiù discrezionale, la cui concessione dipende non soltanto dall’accordo tra le parti, ma anche dalla disponibilità economica della Regione, cui fa capo il fondo di riferimento.

Da parte sua la proprietà ha ribadito la decisione di chiudere gli stabilimenti di Lenna e Presezzo e non ha fatto aperture di alcun tipo, in questo appoggiata anche dai rappresentanti di Confindustria – ha spiegato il segretario provinciale della Fim cisl, Ferdinando Uliano – secondo cui senza assicurazioni di un proseguimento del finanziamento della cassa in deroga il ricorso alla mobilità sarebbe l’unica decisione tecnica possibile. Secondo Margherita Dozzi, che segue la vertenza per la Fiom Cgil, esisterebbe poi una terza alternativa: «A luglio, quando ancora discutevamo il piano industriale, il direttore di fabbrica Kaj Stasko ipotizzava di accentrare a Lenna tutto il settore “fine linea” del gruppo Ronal – spiega la sindacalista – sviluppando quindi una lavorazione di nicchia, grazie alla flessibilità del ciclo produttivo e ai livelli di qualità dello stabilimento bergamasco. In un secondo tempo, l’azienda ci ha comunicato invece di avere cambiato strategia, lasciando a ogni singolo sito il proprio “fine linea” e delocalizzando la produzione di Lenna: ora dobbiamo convincerla a ripescare il piano originario».

Giornale di Bergamo

Manifestazione contro la chiusura della Valbrem