Pizzo Tre Signori La cima brembana ribattezzata dalle rifugiste del Grassi, Falc e del Rifugio Benigni (in foto). Alleate per la montagna, propongono un mini girarifugi gastronomico e a premi. Chissà se a lungo andare, almeno finché loro resteranno custodi della montagna, quel nome dato un po’ per scherzo entrerà nel linguaggio degli escursionisti delle ? Di certo l’idea appare originale, anzi quasi naturale, visto il nome della cima e, da alcuni anni, delle sue sentinelle. Così il Pizzo dei Tre Signori, con i suoi 2.554 metri una delle più famose e maestose delle Orobie, è diventato simpaticamente il… «Pizzo delle tre signore».

Per carità, nessuna volontà di cambiare ufficialmente un nome in uso dal Settecento, ma semplicemente un modo, forse, per rendere una montagna così imponente più vicina a noi. E soprattutto un modo per farla conoscere di più, tramite, appunto coloro che da alcuni anni ne sono un po’ le custodi, ovvero le rifugiste Elisa Rodeghiero, 32 anni, del «Cesare Benigni», posto a est della cima, Serena Sironi, 31 anni, architetto di Lecco e titolare del «Falc» a nord, e Anna Bortoletto, 31 anni, tecnico forestale di Ballabio, gestore del «Grassi» a ovest. Con «Pizzo delle tre signore» hanno voluto chiamare proprio l’iniziativa escursionistica che da quest’anno cerca di legare i tre rifugi. Cercando di attirare a sé i turisti… per la gola.

Un po’ sulla scorta del Girarifugi del Cai si sono inventate un minitour che consente ai partecipanti di conquistarsi un pranzo o una cena. Hanno realizzato una tessera (con il contributo delle Comunità montane della Valsassina e della Valle Brembana) che va timbrata a ogni consumazione (minimo cinque euro) nei tre rifugi. Alla fine, con la tessera completa – e non ci vuole molto -, si ha diritto a un pranzo o una cena gratis, se non proprio luculliana comunque abbondante, in uno dei tre rifugi (esclusi i weekend, quando, per l’afflusso di escursionisti sicuramente più numeroso, le tre cuoche d’alta quota hanno già il loro bel da fare a spadellare).

Questa l’iniziativa, semplice ma bella, e da qui il nuovo nome della montagna, chiamata Pizzo dei Tre Signori dal 1700, al tempo delle dispute tra Repubblica di Venezia, Ducato di Milano e Repubblica delle Tre Leghe (a cui apparteneva la ): i tre «Signori» che si contendevano questo spazio di terra orobica, individuarono, alla fine, nella cima della grande montagna, il confine dei tre Stati. E ancora oggi, il Pizzo (così da molti è chiamato, ovvero la montagna per antonomasia), divide le province di Bergamo, Lecco e Sondrio. I rifugi «in rosa» lo circondano, sono collegati tra loro dal delle Orobie occidentali e da altri itinerari, in un panorama naturale straordinario, fatto di rocce, laghetti, stambecchi e camosci. Gli accessi, però, sono diversi: per arrivare al «Benigni» (2.222 metri) si sale, in genere, da o , quindi dall’alta Valle Brembana, per arrivare al «Grassi» (1.987 metri), da Valtorta o dalla Valsassina, nel Lecchese, per il «Falc» (2.125 metri, il nome sta per «Ferant laetitiam cordibus», ovvero le Alpi portino gioia), da Gerola e dalla Val Varrone, quindi in provincia di Sondrio, ma pur sempre sulla catena delle Orobie.

Pizzo dei Tre Signori

«Ci conosciamo da tempo, i nostri rifugi sono uniti dai sentieri ma gli escursionisti, in genere, ne raggiungono uno e poi tornano indietro – spiega Elisa Rodeghiero, di Sant’Omobono, titolare del “Benigni” dal 2006 e, in questi mesi in alta quota insieme al figlio Alessandro, di un anno e sei mesi -. Così, per cercare di far conoscere i panorami e i sentieri attorno al Pizzo abbiamo proposto il giro della montagna».

«È inutile che noi rifugisti ci diamo battaglia – aggiunge Anna Bortoletto -. È meglio collaborare per valorizzare i nostri sentieri». «In una giornata, se si ha un po’ di allenamento – continua Rodeghiero – si può riuscire a toccare tutti e tre i rifugi. Ma un pernottamento è meglio. La tessera che consegniamo, peraltro, non ha scadenza». E quindi rimarrà valida finché ci saranno le tre rifugiste. Ma l’iniziativa delle «signore» del Pizzo non è l’unica che, quest’estate, tingerà di rosa le Orobie occidentali: da tempo anche il rifugio Longo, a Carona, e il Dordona, sopra Foppolo, sono gestiti da due ragazze. Rossella Begnis di , da sette anni trascorre le estati al Longo che, dal 4 luglio, sarà aperto tutti i giorni fino a fine stagione. Per fine luglio, quando la neve si sarà completamente sciolta, è in programma una salita notturna ai 2.720 metri del monte Aga, insieme alle .

Sopra Foppolo, ma raggiungibile anche da Fusine, in provincia di Sondrio, a piedi o su sterrata (per quad o jeep), si trova il rifugio Dordona (in Comune di Fusine), a 1.960 metri, gestito da Jessica Ruffinoni di . Per fine stagione sono già fissati tre appuntamenti: il 30 agosto la festa del rifugio, il 6 settembre la «Sbiciclettata» e il 13 settembre la «Smotorata». A questo punto per un’estate con le «Cinque signore» delle Orobie.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo