Okey. Ma per piacere, che nessuno più arrivi qui a raccontarci che la montagna va difesa, che bisogna lavorare contro lo spopolamento e bla bla vari perché allora… allora…». Capito. «Quanti ne abbiamo sentiti di quelli che bisogna… bisogna cosa? Chi vien su ogni tanto a proclamare, ha idea di cosa può voler dire togliere l’acqua alle nostre comunità? L’acqua è vita, ma non solo quella che intendono i dottori, no. È identità. È radici. È madre, è il nostro elemento, è la nostra storia». Carmelo Goglio, vicesindaco di , 48 anni, da 15 è il responsabile delle dighe e delle centrali di Italgen in alta . È nato qui, ha girato per lavoro e qui è tornato. «Ma, per piacere, basta con la storia dei montanari chiusi e refrattari al mondo. Basta per favore. Noi siamo nel mondo come tutti gli altri. Ma forse più di altri sappiamo da dove veniamo e difendiamo quel dove».

Cosa c’entra l’acqua? E chi ha mai detto che vuol portarsela via?
«Cosa c’entra? L’acqua sta alla come la terra sta alla Bassa, come i grattacieli a Manhattan, il Danubio a Vienna. È croce e delizia. Tutti conoscono i nostri paesaggi, le rocce che d’estate si specchiano nei laghetti d’acqua purissima, la che d’inverno incanta tutto e in primavera fa rinascere distese di fiori e la vita della valle. Non sto qui a far l’elenco dei posti più belli, li sai già. Assaggia l’acqua che scende dai nostri rubinetti e poi bevi quella che sa di cloro del tuo paese. Senti la differenza. Noi non abbiam bisogno delle bottiglie di plastica… Cascate, ruscelli, il Brembo. Anche le alluvioni che ci hanno devastato, l’acqua in cantina quando piove forte, i tubi che gelano d’inverno. I villeggianti che quando se ne vanno riempiono le damigiane per portarsi a il sapore fresco di queste montagne. No, non ci avranno».

Chi? 
«Lo sai chi. La nostra è una battaglia culturale prima che economica. Vogliono depredarci, l’acqua è un bene nostro da sempre. Uno dei pochi che ci restano e a cui siamo visceralmente legati. Ho capito che Uniacque vuole la gestione delle reti, non portarci via le sorgenti. Ma voi forse vedete la differenza, noi no. Noi dovremmo chiedere permesso per aver accesso a un bene che è delle nostre comunità da sempre. Che ci ha consentito, tenendo in casa le bollette, non solo di sistemare il ciclo dell’acqua. Noi ci possiamo permettere il nostro unico dipendente comunale perché abbiamo l’acqua, cari miei». 

Allora anche lei la mette sul piano dei soldi e addio identità, radici…
«Calma. Se ci portano via le entrate legate alle bollette dell’acqua, qui andiamo tutti a star peggio, qui dobbiamo tagliare i servizi. Ma li fanno i conti a 360 gradi quelli che pensano a ‘ste cose? Ci sono paesi che illuminano le strade con i soldi che l’acqua porta in cassa, che asfaltano, che fanno manutenzioni. E, sottolineo cinquanta volte, hanno comunque il ciclo idrico in ordine, gli adduttori, i collettori, i depuratori. È una questione di identità e non ci piove. Ed è anche una questione economica, l’acqua contribuisce a salvare i nostri paesi, a garantire qualche minimo servizio che tiene qui la gente. In più, a chi sta a cuore più che a noi la nostra rete? Penso a nessun altro». 

Quindi?
«Quindi giù le mani dalla nostra acqua, un tesoro di storia e di soldi».  È la solita faccenda del ricco che non vuol dare al povero, insomma… «Stai scherzando? Qui qualcuno fa fatica a capire che il povero siamo noi e che ci vogliono portar via anche quel poco che ci resta. Che ci porta turismo, anche».

Spieghi.
«Ti faccio un piccolo esempio di cosa succederà. Ti parrà una stupidata invece no. E ricordami di dirti una cosa dopo… Uno degli elementi caratteristici dei nostri paesi sono le fontane, da cui l’acqua scende in continuo. Vengono da lontano e se guardassimo alla loro stretta utilità potremmo senz’altro chiuderle. Ma quel segno di ospitalità silenziosa, discreta, gratuita, cambierebbe pian piano le cose per sempre. Perché dovremmo pagarla quell’acqua, e ben più cara, quindi dovremmo rinunciarci, alle fontane…».

Sì, va bene, però mancano collettori, fogne e depuratori. E l’Europa non perdona.
«Anche qui, ma stiamo scherzando? Ma con chi credete di aver a che fare, l’è mia Napoli nè. Basta che un cucù dica che l’intera Val Brembana non depura e tutti a corrergli dietro. Ma vieni su a vedere! Piantatela di parlare se non sapete. Certo che li abbiamo i depuratori qui in alta valle! Sono gioielli i nostri acquedotti e forse, ecco la cosa che ti volevo dire prima, forse solo adesso ci rendiamo conto cosa rischiamo di perdere. E, stiano certi i cucù: toglierci la gestione delle reti non è fare il bene della montagna svantaggiata». Bella la che ci ha inviato… «Alle mie spalle c’è il Danubio. Blu. Ma il Brembo è un’altra cosa».

Claudia Mangili – L’Eco di