Zogno – L’inchiesta sulle «talpe» in divisa da comincia a scivolare a . Anche cinque della Compagnia di hanno ricevuto l’elezione di domicilio, l’atto che spalanca l’ingresso al registro degli indagati. Salirebbero così a una dozzina i militari invischiati nell’indagine del pm Franco Bettini, insieme a infermieri e imprenditori. Il fascicolo – che vede una ventina di indiziati a vario titolo per corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio e falso materiale e ideologico -, contiene una serie di episodi spesso non collegati fra loro e può essere suddiviso in tre filoni. Due riguardano gli uomini dell’Arma: uno sulle contravvenzioni insabbiate, l’altro sulle informazioni riservate passate indebitamente. Il terzo è incentrato sugli infermieri che avrebbero fornito generalità di feriti in incidenti stradali ad agenzie di consulenza specializzate nel recupero risarcimenti.

Indagando, s’è scoperto che alcune di queste società non si limitavano ad attendere i clienti in ufficio. Si davano da fare, presentandosi negli ospedali dove, è il sospetto degli investigatori, contavano su «talpe» presumibilmente prezzolate che spifferavano dati sensibili. Del resto, l’inchiesta era partita ai primi del 2010, proprio per l’invadenza di alcuni dipendenti di queste agenzie, che a pochi giorni dall’incidente bussavano a casa dei convalescenti per proporre servizi di consulenza. Uno dei contattati s’era insospettito: come fate ad avere le mie generalità? E, di fronte alle risposte vaghe, s’era rivolto ai carabinieri.

Si è saputo che pure una dottoressa del pronto soccorso del Bolognini di Seriate, infastidita dalla questua di informazioni riservate, nei mesi scorsi ha sporto denuncia. Nonostante ciò, le società non si sono arrese: tre settimane fa, dopo la dimissione dai Riuniti, una ragazza s’è sentita suonare il campanello di casa da uno degli emissari di un’agenzia di via Paleocapa. Il filone delle contravvenzioni soppresse riguarda soprattutto gli etilometri. Sospetta l’accusa che qualche automobilista a rischio di ritiro patente sia riuscito a bloccare la pratica prima che giungesse in prefettura. Il tutto, è l’accusa, grazie ai buoni uffici di qualche militare. Il pm non esclude che per il disturbo siano circolate mance e ha abbozzato l’accusa di corruzione.

Infine, il filone sulla violazione del segreto d’ufficio, che vede indagato l’ex comandante della Compagnia di Zogno, il capitano Filippo Bentivogli. Pare siano centinaia gli accessi «abusivi» (e cioè non giustificati da motivi d’indagine) allo Sdi, la banca dati informatica riservata alle forze dell’ordine, dalla quale di una persona segnalata a carabinieri e polizia si possono sapere precedenti, ma anche altri particolari quali proprietà immobiliari o alloggi in . In pratica, stando alle contestazioni, i militari si sarebbero introdotti nel sistema anche per fornire informazioni ad amici o a imprenditori desiderosi, magari alla vigilia di un affare, di sapere con chi stavano trattando. Ogni accesso allo Sdi si lascia però dietro una traccia. Ed è seguendo questi sassolini informatici che gli investigatori sono risaliti ai Pollicino in divisa.

Stefano Serpellini – L’Eco di Bergamo