Costa Serina – Se ne è andato in silenzio, come suo solito, con il sorriso stampato sulle labbra. Pierino (all’anagrafe Pietro) Cortinovis, uno dei cinque abitanti di Tagliata, la località di dove a maggio è passato il Giro d’Italia, si è spento lunedì all’alba all’Hospice di Borgo Palazzo. Pierino era qualcosa di più del 20 per cento della popolazione locale: un vero e proprio simbolo della e non a caso era scherzosamente conosciuto come il «sindaco della Tagliata». E da vero e proprio «sindaco», alla vigilia del transito della carovana rosa, si era prodigato per issare un Tricolore sul campanile della chiesetta.

Un’appartenenza, quella nazionale, che Pierino sentiva molto forte, dopo aver lavorato a lungo come muratore all’estero. Prima in Francia, poi nel 1956 in Svizzera, a Faido e a Losone. Dove rimase fino al 1994, quando rientrò a Tagliata per stare vicino al papà Battista.

Da allora non si era più mosso, accudendo anche il fratello Aldo, scomparso nel 1997. E diventando alla sua morte una sorta di secondo padre della nipote Sonia: «Il bene che mi ha voluto è indescrivibile. Quando mi ha accompagnato all’altare non capiva più nulla, tanta era l’emozione. E fino all’ultimo si è preoccupato di non farmi star male. Mi diceva: “Non farne una malattia quando me ne andrò”. Sono stata fortunata, ho avuto due papà, uno dell’altro».

Oltre a Sonia, anche Tagliata si sente orfana. Orfana di un uomo che sapeva farsi benvolere da tutti e non mancava le rare iniziative della contrada. Il passaggio del Rally delle costituiva per lui un giorno di festa e le settimane precedenti si premurava di informare della gara chiunque capitasse lì. Per il Giro, non solo ha innalzato la bandiera ma ha anche scritto lo striscione «Tagliata saluta il Giro». Non Pierino, proprio Tagliata, la sua terra. Quella dove era nato nel 1940 e che rappresentava la migliore approssimazione possibile del concetto di paradiso. Anche se si svegliava alle cinque. A inizio agosto, a chi andava a trovarlo, ricordava che il mese prima era arrivato in scooter fino a . Era una specie di limite che si era dato, non tanto per paura della distanza, quanto per rientrare prima possibile alla sua contrada.

Quando gli furono portate le foto del Giro, chiese di fare un quadretto di quella che lo ritraeva festante con gli altri residenti e gli emigranti accorsi per la tappa. Purtroppo non ha fatto in tempo a vederla e per questo la riproponiamo qui. Il corteo funebre parte oggi in auto alle 16 dalla chiesa di Tagliata per arrivare alla parrocchiale di Costa . Sarà sepolto sottoterra, come da sua volontà: «Mi raccomando niente colombario, voglio sentirmi più libero». Libero di vagare nel sottosuolo e, perché no, di tornare nell’amata Tagliata.

Giovanni Cortinovis – L’Eco di