Ritornano in azione le pecore-spazzine in Valle Serina, reduci dal soggiorno in Valle Ortighera (tra Serina e Oltre il Colle) dove hanno fatto anche un incontro poco piacevole con l’orso bruno. Il gregge conta 1.300 pecore «arruolate» dalla Comunità montana Valle Seriana per tenere pulite le aree a prato e prevenire gli incendi boschivi. Si tratta di un ritorno nei luoghi dove hanno pascolato a partire dal 20 aprile e per una quarantina di giorni, prima di spostarsi oltre il passo di Zambla in Valle Serina.
L’obiettivo è quello di effettuare una «ripassata» per brucare i getti delle stoppie, cresciuti rigogliosi dopo le piogge abbondanti dell’inizio estate. Da domenica scorsa gli ovini sono stati impiegati con funzioni antincendio boschivo e hanno preso possesso della zona prossima a Selvino. Il gregge si fermerà per una settimana sui versanti del monte Podona e per un’altra settimana su quelli del Monte Cereto, tra Albino e Nembro, per poi spostarsi in pianura.
Non è il solo gregge che opera con finalità preventive nella Valle Seriana inferiore: in Valgandino da metà giugno è presente un gregge di 1.200 pecore condotte da un pastore di Casnigo che stanzia in Val d’Agro e pascola lungo i declivi del monte Farno, nelle zone marginali agli alpeggi della Guazza, della Montagnina e del Pergallo: qui le pecore si fermeranno fino alla fine di agosto.
Prevenzione: i risultati
La campagna di prevenzione antincendio boschivo, attuata dalla Comunità montana Valle Seriana a partire dal 2000, ha dato risultati più che soddifacenti: basti dire che nell’arco dei 12 mesi appena trascorsi si sono registrati soltanto cinque episodi che hanno interessato complessivamente 2,5 ettari di superficie boscata delle seguenti tipologie: terreno incolto, pascolo, ceduo, castagneto e faggio. In questo modo è stata ridotta al minimo l’entità dei danni ambientali e di conseguenza si è contenuto notevolmente l’impiego di uomini (una ventina di volontari) e di mezzi (un solo intervento dell’elicottero).
Un bilancio quindi largamente favorevole all’impiego sul campo delle pecore-spazzine che incoraggia i promotori dell’iniziativa a proseguire su questa strada, a tutti gli effetti una forma di prevenzione degli incendi nei boschi in chiave assolutamente naturale. Va messo in conto che l’impiego delle pecore (ma anche degli asini e, in via sperimentale, pure delle capre) per il pascolo in aree a prato abbandonate e quindi a rischio di incendi si è rivelato positivo non soltanto per il decrescere di episodi legati agli incendi dolosi e colposi, ma anche per le ricadute sull’ambiente.
Infatti l’azione degli ovini ha portato benefici sul paesaggio, consentendo di ricostituire gli habitat naturalistici di molte specie faunistiche e di rendere più fruibili all’uomo le zone destinate all’abbandono e all’invasione della vegetazione.
Franco Irranca - L’Eco di Bergamo