Sussia di San Pellegrino Terme – Ricordando il Centenario della morte della Guida Alpina Antonio Baroni 1912-2012 sabato 21 Aprile 2012 alle ore 10.30 la Santa Messa nella chiesetta di S.Michele a Sussia.

Nel centenario della morte di Pietro Tòcio
Quando ero ragazzino ricordo che tante anziane mi parlavano con entusiasmo dell’Alpinista Antonio Baroni. In seguito, frequentando molto Sussia e la casa dei Nicolec, ho avuto modo di incontrare giornalisti di alpinismo alla ricerca, forse, di ricordi della famosa guida alpina. Piu’ tardi, consultando i documenti del C.A.I. ho avuto la conferma di quanto fosse grande questo nostro montanaro boscaiolo. Nel 2002 (anno della montagna) il nostro Comune dava alla stampa un bellissimo opuscolo pubblicando gli scritti del giornalista Angelo Gamba a cura anche del nostro cultore di storia Adriano Epis. L’Ing. Antonio Curo’, ai suoi tempi esponente del C.A.I. di , raccomandava “senza riserve” agli alpinisti la bonta’ e la perizia della guida Antonio Baroni di Sussia, fedele interprete delle esigenze e dei desideri dei primi fra pionieri delle bergamasche, uomo sagace, pieno di intuizioni, di prudenza e di passione per la montagna, formatesi indubbiamenti per istinto personale e per naturale doti di coraggio e intelligenza.

Era un uomo schivo, modesto, alieno della pubblicità e dai trionfi e si faceva pagare poco. Carlo Restelli diceva: Antonio Baroni possedeva, delle grandi guide, le doti morali e quelle fisiche; alto, ben proporzionato, alquanto asciutto, fortissimo, di aspetto simpatico con sguardo dolce, collegava alla sua rara valentia, nobiltà semplice di modi, per cui fu amico di quanti lo conobbero e lo poterono apprezzare. Saldo sulla roccia e sul ghiaccio, ardito e prudente, sapeva dar cuore agli inesperti come sapeva dare una paternale agli sventati o ai presuntuosi. Ispirava fiducia illimitata e infondeva in chi lo seguiva la passione sua vivissima per i monti e gli alpinisti si reputavano fortunati se una guida come Baroni, dopo averli sbirciati, accettava di accompagnare in montagna. Baroni sali’ tutte le cime piu’ importanti delle per vie conosciute e sconosciute, conobbe valloni e vette inesplorate, sali’ creste e canali di ghiacci, fece tentativi di salita notevoli a quei tempi e forse prematuri, scopri’ i problemi alpinistici di grande interesse per l’attività futura, avviandolicon tenacia e salda capacità a soluzione.

Baroni non fece uso di strane tecniche, non impiego’ arpioni di ferro come gia’ altrove si stava usando, non invento’ nulla di artificiale e per l’arrampicata si servi’ soltanto ed esclusivamente dei suoi arti, della sua tecnica, del suo stile; e quando i suoi scarponi chiodati non gli permettevano una sufficiente presa sulla roccia liscia li spogliava ed arrampicava a piedi nudi. In una posizione dificilissima Baroni trovo’ il mezzo di levarsi le scarpe e di deporle in una spaccatura raccomandando pero’ di non toccarle al nostro passaggio che sarebbero precipitate sul ghiacciaio, poi con uno sforzo supremo si porto’ al di sopra di quella sporgenza. In quel momento ci parve trasfigurato in un dio della montagna: noi e le altre guide lo ammiravamo estatici. Ecco lo stile di Baroni.

Bertani scriveva: Antonio Baroni alla vigilia di condurci su per una scabrosa e faticosissima parete di roccia, ormai settantenne, era ancora forte e ben portante nella persona, allegro e severo ad un tempo come lo fu sempre e come se gli anni fossero passati soltanto per i suoi antichi discepoli e ammiratori e quando, a quasi ottant’anni si chiuse per lui l’ultima giornata terrena, spentosi nella sua Sussia serenamente, furono in molti a rimpiangerlo. Sentirono che se ne andava un grande maestro, un gentiluomo della montagna, un amico sincero. Angrelo Gamba nel suo opuscolo scrisse: Vorremmo che tanti si ricordassero di lui e che i giovani sapessero di quale tempra era forgiato Antonio Baroni, che valutassero le eccezionali qualità di guida e di uomo che possedette.

 Pietro Tòcio