Applaudito concerto organistico di Vanoncini a Isola di Fondra
L’organo Taramelli (1789) di Isola di Fondra rappresenta sicuramente il fiore all’occhiello del prezioso patrimonio organaro dell’Alta Valle Brembana. Nei giorni scorsi nell’ambito della rassegna Florilegio organistico, il valente organista bergamasco Fabrizio Vanoncini, ha fatto risuonare le canne dello strumento con gusto e bravura presentando un ricco repertorio antologico che si snodava cronologicamente dal Rinascimento all’Ottocento.

Su questo strumento, ha sottolineato il coordinatore artistico della manifestazione Fabrizio Moretti , sono stati effettuati significativi lavori di recupero e di restauro conservativo conclusi nel 2004 e curati dalla ditta dei fratelli Piccinelli di Ponteranica. I lavori erano iniziati smontando interamente lo strumento nel novembre del 2002 e grazie ad una sinergia d’intenti apprezzabile questo piccolo gioiello è stato restituito alla comunità e all’intera vallata nel suo originario splendore, tra le altre cose questo e’ l’unico strumento che si conosca firmato Taramelli. Le circa ottocento canne dell’organo sono tornate ufficialmente a vibrare proprio in occasione della festa dell’Assunta il 15 agosto del 2004, e come allora, esattamente a distanza di tre anni, si e’ potuto apprezzare quel timbro chiaro e brillante tipico degli organi d’impianto settecentesco.

L’intento programmatico di Vanoncini è stato quello di sfruttare al meglio e in modo completo tutte le possibilità foniche dello strumento, facendo attenzione a mantenere un chiaro e distinto rigore stilistico nei diversi brani. In apertura sono state rilette musiche di Francesco Bianciardi (un omaggio nel 400° anniversario della morte), Francisco Correa de Arauxo e Giovanni Gabrieli. Interessante la parte centrale dell’esibizione con brani settecenteschi che ben si modellavano alla sonorita’ dell’organo. La Ciacona in mi minore di Dietrich Buxtehude è risultata assai gradevole e di notevole ricchezza fonica. Bella pure la Sonata in re maggiore di Domenico Scarlatti e la frizzante e celebre Toccata di Domenico Paradisi. Impegnativo, ma ben riuscito stilisticamente, e’ stato il pezzo Flothenur di Franz Joseph Haydn nel quale un’idea di leggerezza e fluidita’ ha pervaso i differenti movimenti.

Il sontuoso Concerto di Charles Wesley (nella trascrizione dal concerto per organo e orchestra) è stato un buon banco di prova nel quale l’interprete ha dimostrato tutto il suo generoso bagaglio tecnico. Due passi di Luigi Ferdinando Casamorata (Offertorio ed Elevazione») han preceduto il botto finale con l’entusiasmante Sonata in do minore di Vincenzo Antonio Petrali. I prolungati applausi del numeroso pubblico hanno suggellato la bontà della serata conclusasi con un fuori programma ottocentesco.

Lorenzo Tassi - L’Eco di Bergamo