Al contrattacco. Dopo la «doccia fredda » del ricorso presentato da alcuni produttori di pianura che di fatto ha bloccato l’iter per la Dop, il Consorzio di Tutela dello Strachitunt non ci sta ed è pronto a dare battaglia: ieri sono infatti partite da , destinazione Regione e Ministero delle Politiche Agricole, le controdeduzioni che mirano a rivendicare l’unicità del territorio in cui si produce il celebre formaggio a due paste e latte crudo, unanimemente riconosciuto come «papà del gorgonzola».

Dalle malghe alla carta bollata

È una querelle che dalle malghe e i caseifici si trasferisce ora sulla carta bollata, una disputa destinata comunque a lasciare uno strascico di polemiche. Il consorzio guidato da Alvaro Ravasio difende a spada tratta il suo Disciplinare e ricorda un particolare non da poco: «Ministero e hanno già censito nel 2003 la denominazione Strachitunt come prodotto agroalimentare tradizionale originario della in : ciò dimostra l’esistenza di una certificazione pubblica di tradizionalità del nome con specifico riferimento alla zona di origine per la quale oggi si rivendica la Dop».

Ma nelle carte inviate al ministero dal Consorzio c’è anche un attacco alla Camera di , rea di aver legittimato, con il marchio «Bergamo città dai mille… sapori», lo strachitunt di pianura, inserendolo nel suo paniere di prodotti tipici: «l’ente camerale ha di fatto consacrato una produzione di stampo industriale, lontana dalla tradizione casearia dello Strachitunt autentico: il disciplinare camerale non ha alcun valore giuridico, ma solo commerciale». Sul tema il segretario generale della Camera Emanuele Prati precisa che «senza entrare nelle diatribe fra produttori, alla Camera sta a cuore solo il supporto all’economia anche attraverso la valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti. Quanto al riconoscimento del marchio, abbiamo preso atto di una robusta produzione di strachitunt esistente anche nella Bassa , coronata dal riconoscimento conferito durante l’ dei Sapori 2002 di Milano: ben prima, dunque, dell’approvazione del disciplinare dello strachitunt avvenuta nel 2006 e non contestata dai vari produttori».

Tornando alla possibilità, chiesta dai ricorrenti, di estendere l’area dello Strachitunt Dop a tutta la Bergamasca, per il Consorzio «la controparte non ha fornito prove sufficienti a sostenere che la produzione possa dirsi storicamente diffusa alla pianura orobica. Inoltre né il metodo né l’ambiente produttivo della pianura garantiscono il rispetto delle caratteristiche organolettiche, chimiche e fisiche del prodotto così come esige tradizione e ambiente della ». A breve il ministero convocherà una riunione con le parti per capire se esiste la possibilità di un accordo in extremis. Su questo punto finora i contendenti sembrano lontani: «Per noi la Dop deve includere solo i Comuni del disciplinare: , Vedeseta, Blello e . Lo reclama la storia di questo formaggio e le testimonianze storiche che abbiamo fornito – tuona il presidente del Consorzio di Tutela Alvaro Ravasio -. Le deduzioni confermano il materiale fornito in fase istruttoria, forte delle approvazioni provinciali e regionali».

«Dialogo auspicabile»

«Per sostenere una Dop – ribatte Massimo Taddei, portavoce dei produttori del ricorso – occorrono numeri e risorse che da sola la montagna non può sostenere: inoltre anche noi rivendichiamo una tradizione per lo Strachitunt. Auspichiamo ci sia ancora margine per il dialogo: una soluzione potrebbe essere quella di assegnare la Dop allo Strachitunt della Val Taleggio, lasciando però anche la denominazione di strachitunt generico per gli altri produttori».

Maurizio Ferrari – L’Eco di Bergamo

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