Bergamo SKI – Il possibile lo abbiamo già fatto, l’impossibile lo stiamo facendo, per i miracoli ci stiamo attrezzando. Potrebbe essere questo lo slogan delle stazioni sciistiche bergamasche alle prese con questo strano inverno, prima mite poi siberiano, ma comunque avaro sia di pioggia che, soprattutto, di . L’andamento anomalo di questa stagione, difficile ma non del tutto compromessa, si presta a chiarire il concetto di ski and fun , sci e divertimento, due elementi che spesso gli appassionati interpretano in modo distorto. «Una stazione sciistica non è un parco-divertimenti dove tutto è perfetto e il numero di attrazioni è assicurato. Variabili nelle aperture delle piste e degli impianti, che comunichiamo comunque sempre in biglietteria, sono sempre possibili» sottolinea Andrea Bosco, responsabile commerciale di Ski.

Nel comprensorio brembano 50 km di piste, ripartiti sulle tre stazioni-principe non sono messi male. La media di innevamento è di 35 centimetri. A Foppolo sono aperte 7 piste su 13 e in funzione 6 impianti su 7. A si scia su 8 delle 13 piste esistenti, con 7 impianti su 7 a regime. A il funzionamento di tutti gli impianti esistenti (3) garantisce la sciabilità di 4 piste su 6. «Questa stazione è stata ammodernata con una nuova seggiovia e, anche se l’impianto di innevamento verrà completato prossimamente, le piste Terre Rosse e Conca Nevosa sono sufficientemente sciabili», precisa Bosco. Nessun problema sulle piste di Foppolo e San Simone, dove i 60 cannoni, alimentati abbondantemente dalle acque del Lago Moro, hanno fatto il loro dovere.

La situazione del comprensorio Brembo Ski riflette più o meno quella delle altre località. In , a Colere, su 25 km di piste 18 sono sciabili, e possono contare su un manto di 30-40 cm. L’innevamento è garantito dai 1500 metri di quota del Polzone fino alla quota del paese grazie a 21 lance e 1 cannone: «Adesso però – spiega Pirmin Bettineschi, responsabile tecnico della stazione – non stiamo sparando, fa troppo caldo e, dal momento che l’acqua scarseggia, dobbiamo assicurarla agli e ai rifugi».

L’approvvigionamento idrico è il busillis anche per il Monte Pora, dove l’innevamento artificiale, che copre il 50% delle piste, può contare solo sulle erogazioni della rete idrica. «Per questo – spiega Lorenzo Pasinetti, direttore degli impianti – stiamo pensando di realizzare in futuro un laghetto che ci metta al riparo dai rischi di stagioni asciutte». Anche qui, dove si sta progettando una migliorìa dell’innevamento della pista «Pian de l’Asèn», il manto nevoso è buono: si va dai 35 cm di neve naturale ai 70 cm dello spessore innevato artificialmente, con la totale apertura degli impianti (6 in Presolana e 9 al Monte Pora). Lizzola può contare su 40 cm di neve e 4 piste aperte su 6 con un impianto di innevamento di 5 cannoni e alcune lance fisse a bordo pista, che assicurano l’innevamento da quota 1900 fino a 1250 metri.

L’innevamento artificiale è una risorsa vitale anche per – Piani di Bobbio dove, grazie alle 18 lance ad alta pressione e ai 14 cannoni a bassa pressione, si possono vantare attualmente circa 50 cm di neve. Sostituirsi a Madre Natura non solo non è facile, ma è anche molto costoso. Partendo da un investimento che va dai 25mila ai 40mila euro per un cannone e dai 6 ai 12 mila per una lancia, il costo di un metro cubo di neve, comprensivo di elementi variabili (quote di ammortamento, acqua, energia elettrica e movimentazione in pista) può arrivare a superare i 3 euro. Per una pista lunga 1 km e con 30 centimetri di neve, in condizioni climatiche medie si spendono circa 30 mila euro.

Donatella Tiraboschi – Corriere della Sera –