Stabello dice no alla cava a cielo aperto
ZOGNO - Non son mancati i toni polemici a Stabello, frazione di Zogno, durante l’incontro promosso dalla lista civica di minoranza «Zogno Democratica» all’oratorio, per discutere della proposta della ditta Unicalce sull’apertura di una nuova cava a cielo aperto al di sopra della frazione. Dopo il no pronunciato dal sindaco Angelo Capelli nell’ultimo Consiglio comunale, arriva unanime e compatta dalla popolazione di Stabello una richiesta di informazione e di dialogo con le parti coinvolte.

Dopo una breve presentazione del progetto (a cura del consigliere di minoranza Nadia Rinaldi) che prevede una escavazione di tre milioni di metri cubi e l’impossibilità di operare in galleria, vivaci osservazioni sono giunte dai residenti della frazione di Stabello di Zogno: «Non siamo tecnici, ma abbiamo a cuore il futuro della nostra comunità - hanno detto - e una cava a cielo aperto così come è illustrata nel progetto oltre a essere di enorme impatto ambientale, provocherebbe una drastica trasformazione del territorio che coinvolgerebbe non solo la frazione ma l’intera area della bassa Valle Brembana creando una voragine sopra i tetti delle nostre case e una ferita ben visibile fra le montagne brembane».

Molti i presenti, circa 300, che hanno voluto ribadire le proprie preoccupazioni e il proprio parere negativo per una cava a cielo aperto, ma si sono detti d’accordo se l’escavazione dovesse avvenire in sotterranea come si sta facendo nella vicina cava di Brembilla, lasciando integro il territorio, sottolineando inoltre che una coltivazione in sotterranea potrebbe impegnare un maggior numero di posti di lavoro. «Noi abbiamo a cuore il futuro occupazionale della Valle Brembana, ma anche i nostri luoghi, il nostro paese, le nostre montagne e la nostra storia» continuano alcuni residenti.

Al termine dell’assemblea s’è giunti alla decisione di invitare l’amministrazione comunale e discutere serenamente di un progetto poco chiaro alla popolazione. «Sicuramente - osservano i cittadini - nel caso si decidesse di aprire la cava in modo arbitrario e senza le necessarie azioni di salvaguardia del territorio, non staremo a guardare». L’opinione generale è dunque favorevole all’estrazione del materiale in sotterranea. Cosa che Unicalce già porta avanti nel vicino comune di Brembilla.

Massimo Pesenti - L’Eco di Bergamo