– Almeno per una parte delle piante che la compongono. E il rischio è che lo scheletro – costituito da legno non più vivo – crolli prima che l’opera sia modellata nella forma. La Cattedrale vegetale di , ormai riconosciuta come uno dei più straordinari esempi europei d’arte naturale, inaugurata nel settembre del 2010, cresce. Ma con qualche difficoltà. Già lo scorso autunno sei dei 42 faggi che la costituiscono erano stati sostituiti perché morti. La vigilia di Ferragosto altre nove piante sono state necessariamente sradicate: 5 erano ormai prive di vita, le altre erano rimaste decisamente troppo basse. A preoccupare, però, è anche il resto della Cattedrale, proprio perché la crescita appare decisamente lenta.

Lo scheletro è composto da 42 colonne, suddivise in cinque navate, all’interno delle quali, nell’arco di 15-20 anni, prima che le stesse colonne cadano perché di legno morto, dovranno crescere, fino a 13 metri di altezza, i faggi piantati dal 2010 a oggi. La natura dovrà prendere il sopravvento sull’architettura realizzata dall’uomo, mantenendone però le forme originarie. Pierangelo Palazzi, consigliere comunale di Oltre il Colle, delegato alle Politiche agricole, si occupa della manutenzione della Cattedrale, dopo l’accordo siglato lo scorso anno con il , ente che ha voluto la realizzazione dell’opera. «Già lo scorso autunno avevo sostituito sei faggi – spiega –. Ora nove piante o sono morte o sono rimaste troppo basse, non più di 80 centimetri. Quelle nuove che ho ripiantato sono alte fino a tre metri. Così cerchiamo un po’ di recuperare perso». Sotto accusa, a quanto pare, il terreno in cui sorge la Cattedrale.

Siamo su un balcone naturale a 1.400 metri di altitudine, lungo la strada che dalla località Plassa di Alta porta verso l’Arera. Un sito naturale affascinante, con un panorama mozzafiato sulla Conca di OItre il Colle e le sue cime, ma la terra non sembra essere delle più adatte: forse troppo argillosa. «Probabilmente c’è stato anche un problema di radici – prosegue Palazzi –. I faggi sono stati interrati con le radici ancora all’interno della zolla originaria ma in molti casi non si sono sviluppate a sufficienza. Si sono attorcigliate su se stesse, in un groviglio non più largo di 15 centimetri. Senza penetrare in profondità». La soluzione, quindi, sembra essere la sostituzione della terra.

«Considerati i problemi emersi – prosegue il consigliere comunale – ho pensato di portare alla Cattedrale della terra proveniente da un bosco di mia proprietà, ai Piani di di . Qui i miei faggi crescono normalmente più di mezzo metro all’anno, diversamente da quanto successo a quelli della Cattedrale che, probabilmente, sono stati piantati quando ancora erano troppo bassi. Così ho provato a mettere nuova terra alle piante sostituite e a un faggio cresciuto troppo poco. Vedremo cosa succederà. Se la crescita sarà più rapida e, finalmente, le piante non moriranno, valuterò di sostituire la terra a tutti i faggi».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di