La Chiesina del BrettoCamerata Cornello, dietro gli arredi della chiesina erano nascosti affreschi del 1500 Attribuiti a Dionisio Baschenis, furono commissionati dai Tasso. Avviato il restauro. Sono rimasti nascosti per tre, forse quattro secoli, dietro un coro ligneo e una pala d’altare, sul presbiterio della chiesa di San Ludovico da Tolosa, a Bretto di Camerata Cornello. Oggi, quegli straordinari affreschi, attribuibili quasi certamente a Dionisio Baschenis, che li dipinse alla fine dell’agosto 1504, sono tornati alla luce. Vanno ad aggiungersi alle altre figure già conosciute del piccolo edificio religioso, dal grande Cristo pantocratore sulla volta, agli affreschi di Sant’Antonio e San Sebastiano. Una scoperta casuale, avvenuta durante il trasloco degli arredi.

La chiesina, infatti, la cui costruzione risale probabilmente al XIV secolo, è a rischio di crollo. Inagibile dal 2003, le sue condizioni sono andate peggiorando. In attesa, quindi, del consolidamento e del restauro degli affreschi, la parrocchia aveva deciso di mettere al sicuro il salvabile, ovvero coro ligneo dell’altare, mobili, e la pala raffigurante San Ludovico, posta in fondo al presbiterio. Un eventuale crollo della volta, fratturata in tre punti, e del tetto, avrebbe danneggiato irrimediabilmente anche la pala d’altare, forse del Seicento, e i mobili. Da qui la scoperta, avvenuta la scorsa primavera: dietro la pala sull’altare sono tornate alla luce le figure affrescate di una Trinità, di una Madonna in trono, di San Ludovico da Tolosa, di un Cristo con la Maddalena e di un altro santo non ancora identificato; sul lato destro del presbiterio, invece, una Madonna che allatta il Bambino, San Sebastiano, San Bartolomeo e un offerente, in precedenza visibili solo per metà. E soprattutto si è scoperto chi commissionò il ciclo di affreschi. Sotto la pala di San Ludovico, infatti, è stata ritrovata la scritta che non lascia dubbi su chi pagò Baschenis: «Guariscus quondam Boni De Tasis f. f. (fecit fieri, ndr) pro testamento suo hoc opus», che tradotto significa «quest’opera venne fatta realizzare, a suo testamento, da Guarisco, figlio di Bono Tasso».

Affreschi nella chiesetta del Bretto che con tutta probabilità sono di Dionisio Baschenis

E Guarisco visse, infatti, proprio a fine Quattrocento-inizio Cinquecento, periodo in cui vennero dipinti gli affreschi: era figlio di Bono, discende da Omodeo, capostipite nel 1200 del casato Tasso che inventò il moderno sistema postale e fu proprietario della chiesina del Bretto fino al 1791. E anche Guarisco fece parte di uno dei rami dei Tasso che ebbero fortuna come corrieri di posta. Accanto al nome del committente è stata poi ritrovata la data in cui venne realizzato l’affresco: 23 agosto 1504, giorno che conferma analoga scritta ritrovata quattro anni fa alla base dell’affresco di Sant’Antonio abate (22 agosto 1504). I dipinti, quindi, vennero realizzati in quei pochi giorni e, quasi certamente, sono da attribuire a Dionisio Baschenis, la cui firma compare ancora ai piedi di Sant’Antonio: «Di…… s de Averaria pinxit» si legge chiaramente.

«La firma – spiega Tarcisio Bottani, insegnante del Turoldo di Zogno, che nel 2002 ha realizzato una pubblicazione sulla chiesa insieme agli studenti – è quella che erano soliti porre in calce alle loro opere i pittori Baschenis della Valle Averara». I Baschenis, famiglia di pittori di Santa Brigida, operarono tra Quattrocento e Seicento, affrescando decine di chiese in Bergamasca e nel Trentino. E oggi, alcune delle loro opere, si trovano nei principali musei del mondo. Quanto a Dionisio lavorò a lungo in Val Rendena, dove firmò, il 9 ottobre 1493, il grande San Cristoforo effigiato sulla facciata della chiesa di Sant’Antonio a Pelugo, in provincia di Trento.

A oggi, invece, il ciclo di affreschi del Borgo del Bretto è l’unico conosciuto in Bergamasca realizzato da Dionisio. Con settembre, intanto, sono iniziati i lavori che riporteranno in sicurezza la chiesina del Bretto e restituiranno splendore al ciclo di affreschi. «Un intervento importante per la nostra comunità – spiega il parroco don Luca Sonzogni – e un riconoscimento alla scuola superiore di Zogno che cinque anni fa si fece mecenate della chiesina del Bretto, con una ricerca storico-artistica». I lavori di consolidamento statico sono stati appaltati dal Comune (committente dell’opera) all’impresa Pandini di Bergamo per la parte del consolidamento strutturale, alla ditta Bresciani di Ranica per i restauri degli affreschi e a Giambattista Gritti per il recupero della parte lignea.

Il progetto complessivo di restauro, invece, è dell’architetto Walter Milesi di Olmo al Brembo. «Si inizierà con un preconsolidamento degli affreschi – spiega Milesi – per evitare che questi si danneggino durante i successivi interventi sulle murature. Quindi si procederà di pari passo con la messa in sicurezza di tutta la chiesa e col recupero dei dipinti.

Contemporaneamente saranno restaurati la pala d’altare (che, a recupero concluso, verrà conservata nella parrocchiale di Camerata Cornello, ndr) e i mobili». Finanziato per 530 mila euro da Regione, Comune e parrocchia (con prestito Bim), l’intervento contribuirà a fare della chiesina del Bretto un piccolo gioiello artistico. E già si pensa agli utilizzi futuri. «Potrebbe diventare ideale anche per ritiri spirituali – spiega Bottani – e andrà certamente inserita in un percorso culturale alla scoperta dei Tasso». Una volta recuperata la chiesina diventerà sicuramente meta privilegiata, in Valle Brembana, dei cultori d’arte; ma, così isolata, immersa nel verde e nel silenzio dei boschi alle pendici del monte Venturosa, sarà certamente apprezzata da chi cerca meditazione e tranquillità: quella volta affrescata con un tripudio di santi la fanno sembrare un piccolo Paradiso.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo