Azioni tempestive e coordinate nelle attività di Protezione civile negli ambienti montani e impervi del territorio . È questo l’obiettivo del protocollo operativo siglato tra la Provincia e la delegazione orobica del , con particolare riferimento a interventi relativi al rischio . «Il protocollo – illustra l’assessore alla Protezione civile di via , Fausto Carrara – ha la finalità di unire le competenze della Provincia di in tema di Protezione civile e la pluriennale esperienza del Soccorso alpino, e fare squadra valorizzando professionalità, nel rispetto delle competenze di ciascuno a tutela del nostro territorio e della nostra gente».

«Il Soccorso alpino metterà a disposizione, sia per le attività di prevenzione sia in caso di emergenze, i propri tecnici volontari e le centrali operative di Clusone e di e le sedi delle stazioni Imagna, Oltre il Colle, Media Seriana, Valbondione e Schilpario, da utilizzare come base operativa per la gestione delle emergenze – spiega il delegato provinciale del Soccorso alpino, Renato Ronzoni –. Il Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico è una struttura operativa del servizio nazionale della Protezione civile, e svolge e coordina le attività di ricerca nel caso di dispersi in seguito a valanga e in ambienti disagiati, impervi e ostili nell’ambito montano e sotterraneo. La collaborazione con la Provincia è un dato positivo e permette un maggiore coordinamento nel corso degli interventi».

E la Provincia continua nelle sue attività di coordinamento anche nei confronti delle altre organizzazioni di volontariato di Protezione civile iscritte all’albo regionale. «Il sistema di cooperazione è efficace se tutti gli attori parlano lo stesso linguaggio e adottano le stesse procedure – conclude l’assessore Carrara –. Il supporto tecnico offerto dal Soccorso alpino è prezioso sia nella fase della previsione e prevenzione, sia nella gestione delle emergenze. Questo protocollo rappresenta un altro tassello per la della comunità bergamasca all’interno del mosaico della Protezione civile».

L’Eco di Bergamo