San Giovanni Bianco – Il forte legame con il territorio c’è. Se a questo si aggiunge la volontà di continuare a investire localmente e incrementare l’occupazione, gli ingredienti per sostenere che Smi Group, che festeggia 25 anni di attività, rimane un punto di riferimento per la ci sono tutti. «Siamo a e a San e qui vogliamo restare – spiega Paolo Nava, presidente del gruppo produttore di macchinari e per l’imballaggio e l’imbottigliamento -. Lo dimostra l’iniziativa che stiamo portando avanti proprio qui, a San Giovanni, per il ripristino dell’opificio che una volta ospitava la , una struttura originaria del 1904».

Il progetto, avviato a fine 2011, prevede la totale ristrutturazione dei vecchi opifici e delle palazzine adibite a uffici, con un occhio di riguardo allo sviluppo sostenibile. «Cercheremo di rivalutare il sito e conservare le strutture di cento anni fa, con la riqualificazione di tutta l’area coperta, dove sposteremo l’attività di montaggio e fabbricazione macchine che ora si svolge nella sede di San Giovanni». Si andrà avanti per gradi: entro il 2015 i locali dell’ex saranno occupati dalle produzioni della capogruppo Smi Spa, oggi nel quartier generale. Operazione che, secondo i piani, dovrebbe preludere anche a un incremento occupazionale.

«Nel nuovo insediamento – prosegue Nava – oltre alla ristrutturazione della vecchia (potenziata di recente con una nuova turbina), che produce fino a un megawattora di energia verde dalle acque del Brembo, sarà realizzata una copertura fotovoltaica in grado di produrre 400 kilowattora, oltre a un impianto solare termico per il riscaldamento dell’acqua. Sotto l’aspetto energetico saremo autosufficienti. Anzi, abbiamo intenzione di utilizzare per noi l’energia fotovoltaica e immettere in rete e vendere quella idroelettrica».

Tutto il complesso sarà ristrutturato all’insegna del risparmio energetico, con «riscaldamento a metano, illuminazione a basso consumo e impiego di molta domotica. Entro fine anno sarà pronta la zona ingresso; per metà 2013 è previsto un altro step, con spostamento di parte degli impianti, poi gradualmente andremo avanti con i lavori».

Bene il 2011
L’avvio del progetto in valle coincide con l’attraversamento di un buon periodo per Smi Group. «Il 2011 non si è chiuso male – conferma il presidente – tenuto conto della situazione finanziaria internazionale, che non ci ha aiutato. La nostra fortuna è rappresentata dall’export, che raggiunge il 95% del fatturato, con la Cina in testa (40% dei volumi di vendita)». Il gruppo brembano a fine 2011 contava su oltre 100 milioni di ricavi e circa 640 dipendenti: oltre 550 in valle e più di 80 nelle filiali estere di Usa, Messico, Brasile, Romania, Russia, Australia e Cina.

Qui ha deciso di riunire i due uffici di rappresentanza e trasformarli in una «società di diritto cinese, di nostra proprietà, la Smi Machinery Beijing Co., non produttiva ma commerciale, che ci consentirà di seguire meglio l’attività di vendita, post vendita e gestione ricambi. L’obiettivo è seguire più da vicino la clientela locale e agganciare anche i clienti medio piccoli». A regime la società occuperà 20 dipendenti. Sono oltre 4.300 gli impianti sinora venduti dal gruppo in circa 130 Paesi. Per completare la copertura mondiale manca solo l’Africa centrale. «Vendiamo impianti per “food and beverage”, quindi per prodotti di prima necessità. Anche in queste zone si stanno industrializzando: l’acqua è un bene prezioso e utile per combattere i problemi legati alla prevenzione delle malattie; hanno capito che investire in impianti di imbottigliamento adeguati è sinonimo di garanzia per il prodotto venduto».

Le prospettive per il 2012 sono buone: «Dovremmo mantenere i livelli raggiunti nel 2011 – conclude Nava – con un leggero incremento, anche se i margini si sono ridotti. Dopo la Cina, dove forse ci potrebbero essere ripercussioni negative per le difficoltà dell’Europa, sembra interessante il mercato del Medio Oriente, Turchia compresa. L’America è ferma: abbiamo una filiale, ci stiamo credendo, ma il mercato è in stallo». L’internazionalizzazione è comunque l’antidoto alla crisi, così come l’innovazione dei prodotti e la ricerca e sviluppo: «Nella quale investiamo circa l’8% del fatturato».

Andrea Iannotta – L’Eco di

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