parrocchiale_serinaL’architetto Annamaria Mologni: «Emozionante scoperta: una memoria del passato da valorizzare e tramandare alle future generazioni». Nove tombe della metà del 1700 venute alla luce durante gli scavi per rifare la pavimentazione della parrocchiale. SERINA – Una straordinaria pagina di storia locale sepolta da secoli sotto la chiesa parrocchiale di Santa Maria Annunciata di è tornata alla luce durante i lavori iniziati lo scorso settembre per il rifacimento della pavimentazione e la posa degli idraulici per il nuovo riscaldamento.

L’intervento, su progetto dell’architetto Annamaria Mologni di Albino, prevede anche la pulitura ed un eventuale restauro delle pareti interne. Nel corso degli scavi sono state rinvenute nove tombe risalenti al periodo di metà Settecento. Una scoperta di estremo interesse dal punto di vista storico, sul quale è posato l’interesse oltre che del progettista, anche del parroco monsignor Martino . I sepolcri, a una profondità di oltre due metri e mezzo, contengono resti ossei, ma non vi sono particolari iscrizioni che possano contribuire a svelare il mistero di questa presenza.

Roberto Belotti, che da diversi anni si interessa allo studio della storia locale, autore fra l’altro di pregevoli ricerche sfociate in preziose pubblicazioni, non nasconde la propria emozione, anche perché – dice – «lo studio delle carte d’archivio, quello comunale e quello parrocchiale, aveva lasciato sperare che nel corso degli scavi sul pavimento della nostra chiesa parrocchiale avremmo rinvenuto qualche traccia del passato della nostra chiesa. Di fatto sono venute alla luce le tombe che vennero costruite nel corso del rifacimento barocco della chiesa che occupò la parte centrale del Settecento ». «Secondo gli antichi codici d’archivio – aggiunge – le tombe vennero costruite nell’anno 1759 al termine dei lavori di ristrutturazione della chiesa progettati dall’architetto Gian Battista Caniana». È noto che le sepolture in chiesa ebbero termine in epoca napoleonica.

Napoleone, con un provvedimento denominato Editto di Saint Cloud del 1804 vietò le sepolture in chiesa e ordinò la costruzione dei cimiteri lontano dai centri abitati. «Le tombe ritrovate sono nove – spiega l’architetto Mologni – sette poste in senso longitudinale e due ai lati. Accurate ricerche hanno permesso di identificare i referenti di ciascuna tomba: la prima destinata ai sacerdoti, la seconda ai bambini, e a seguire quelle dedicate alle Scuole religiose dei Disciplini bianchi, della Morte e orazione, del Suffragio». Ma «vi sono poi quelle dedicate alle famiglie fondatrici – precisa Roberto Belotti –: , Tiraboschi e , e l’ultima dedicata ai cosiddetti “forestieri”.

Sul fondo della chiesa sono stati ritrovati altri due loculi che possiamo considerare una specie di ossario. La costruzione di questi sepolcri provocò all’epoca qualche sommovimento e protesta nella popolazione poiché per la costruzione di queste nove tombe si dovette distruggere il precedente ordine sepolcrale posto sul pavimento e che era formato da ben cinquanta tombe, a rappresentare le famiglie più significative della comunità. Di questo antico ordine tombale ho trovato traccia in un inventario del 1665». Quale sarà ora il destino di queste tombe? L’architetto Mologni non ha dubbi: «Nostro compito è quello di valorizzare queste memorie storiche per tramandarle alle future generazioni».

Emanuele Roncalli – L’Eco di