Sedrina – No a una nuova e a una fonderia di alluminio a . La posizione è stata di recente espressa dalla minoranza della Lega in un’assemblea pubblica, a cui hanno preso parte una settantina di . Il Consiglio comunale, infatti, in una delle ultime sedute prima del voto, aveva approvato – con il solo sì della maggioranza guidata dal sindaco Agostino Lenisa – un atto integrativo del contratto di acquisizione di Scs, la «Servizi comunali », al 100% del Comune (proprietari anche della e per il teleriscaldamento) da parte di «Al Project», società con sede a . Nuovo documento che prevederebbe, tra l’altro, la trasformazione in industriale dell’area Busi (ex Tail/Mlb) e l’introduzione di nuovi materiali da bruciare alla centrale a biomassa.

«Questo non è un incontro politico – ha detto Enzo Galizzi, capogruppo leghista –. Siamo qua perché quello che è successo al Consiglio ci ha fatto molta paura: Al Project, la ditta che ha acquisito la Scs per 201 mila euro, soldi tra l’altro non ancora versati, chiede al Comune di poter realizzare una fonderia di alluminio nell’area Busi e di bruciare biomasse diverse dal legno vergine , ovvero anche rifiuti alimentari, sia nelle espansioni della centrale di Val Tresa sia nella futura nuova centrale, associata a una fonderia, in via Grumello, posta in centro al paese in posizione sopra elevata rispetto alle case». A preoccupare la minoranza e i cittadini presenti all’incontro in sala consiliare, sono i possibili effetti che potrebbero avere sulla salute le esalazioni della fusione dell’alluminio. Concetto, questo, più volte ribadito da Galizzi: «Non possiamo permettere che i problemi economici derivati dalla vendita della Scs mettano a repentaglio la salute dei cittadini. Le emissioni della centrale in Val Tresa sono profumo di rosa rispetto a quelle della fonderia di alluminio che sorgerebbe nell’area Busi. La fusione dell’alluminio fa malissimo alla salute e le sue esalazioni sono ritenute da molti esperti cancerogene».

Da qui la raccolta firme. «Dobbiamo riuscire a raccogliere almeno mille firme – conclude Galizzi – per smuovere la coscienza del sindaco e attirare l’attenzione del prefetto. Se molti abitanti non sono d’accordo, Lenisa non potrà fare finta di niente e continuare sulla sua , come accadde invece per la centrale in Val Tresa». Oltre ad analizzare l’aspetto ambientale e salutistico, il consigliere Silvano Sonzogni ha snocciolato la cronistoria dell’acquisizione di Scs da parte di «Al Project»: «Quando, il 30 dicembre 2013, “Al Project” ha acquistato Scs ci è sembrata, di primo acchito, un’ottima soluzione, perché il Comune si sarebbe liberato di una serie di gravami economici e garanzie in capo a Scs. Ma che c’era sotto una fregatura lo si è capito dopo. Al Project avrà infatti il potere di agire in totale libertà sia sull’area Busi sia sulla centrale. Questo però non sarà definitivo almeno finché “Al Project” non verserà al Comune 201 mila euro, il prezzo pattuito fra le due parti per la compravendita di Scs».

La Lega, inoltre, nutre forti sospetti sulla genuinità dell’operazione e sull’influenza che la società acquirente avrebbe sulle sorti della Scs e del Comune . « Durante l’estate – ha detto Sonzogni – ci sono stati tre bandi deserti perché Scs non la voleva nessuno. Poi è arrivata “Al Project”, che probabilmente sa quali sono i risvolti negativi e positivi che ci possono essere dietro alla Scs, e ha fatto la sua proposta. “Al Project” avrebbe dovuto versare i 201 mila euro entro il 31 gennaio 2014, ma poi ha chiesto di rimandare il pagamento al 17 febbraio, data in cui invece dei
soldi è arrivata una garanzia fideiussoria: relativa all’acquisizione della Scs e per l’anticipo del canone d’affitto dell’area industriale (area Busi, ndr) per Fema a favore di Scs. Cosa sia l’impianto industriale Fema, posto in area Busi l’ha spiegato Lenisa nell’ultimo Consiglio: una fonderia d’alluminio e un’altra centrale a biomassa».

Marco Locatelli – L’Eco di