Sedrina – No a una fonderia di alluminio nell’area (ex Tail/Mlb) e all’ampliamento della , con la possibilità di bruciare nuove categorie di rifiuti. È quanto, di fatto, il Consiglio comunale di ha approvato recentemente all’unanimità, respingendo la richiesta di proroga del piano industriale avanzato da «Al Project», la società con sede a che ha acquistato la «Scs», la «Servizi comunali », diventando così proprietaria anche della . Nell’aprile dello scorso anno il Consiglio comunale guidato dal sindaco Agostino Lenisa aveva approvato un’integrazione al contratto di compravendita della «Scs», in cui si dichiarava l’intenzione di potenziare la capacità produttiva dell’attuale , con l’installazione di nuovi impianti e anche con l’autorizzazione a nuovi rifiuti. Investimento, però, a cui «Al Project» sarebbe stata pronta, solo ad alcune condizioni, tra cui la risoluzione favorevole del contenzioso tra «Scs» e il fallimento della Tail/Mlb, azienda di arredo camper di Sedrina fallita nel 2010. Una vicenda ancora intricata, quella che a Sedrina vede come protagonisti Comune, «Scs» (fortemente indebitata) e «Al Project».

L’atto integrativo prevedeva anche la possibilità di trasformare in industriale (ora è a destinazione pubblica) l’area Busi. In particolare, all’epoca, venne avanzata tra le possibilità quella di una fonderia di alluminio. Ipotesi alla quale subito si oppose la Lega (in minoranza) con una raccolta firme. «Il progetto di una fonderia di alluminio – spiega il vicesindaco e assessore al Bilancio Alessandro Gotti – La vecchia sede della Tail/Mlb (area Busi) dove si era anche ipotizzata una fonderia di alluminio era ormai stato abbandonato. Peraltro, l’approvazione dell’atto integrativo non avrebbe vincolato il Consiglio comunale a tale ipotesi. E anche ora quell’area potrebbe, comunque, diventare industriale o commerciale».

«La Al Project – prosegue Gotti – aveva chiesto una proroga, visto che il piano era di fatto scaduto. Le condizioni però sottostanti all’atto stesso non si erano verificate, e noi eravamo comunque contrari all’ipotesi di una fonderia di alluminio e all’ampliamento della centrale a biomassa. E visto che da parte della stessa Al Project non vi erano azioni al raggiungimento delle condizioni poste dall’atto integrativo abbiamo deciso di dire no alla proroga. Un no che, di fatto, mette la parola fine sia all’ipotesi di ampliamento della centrale sia alla possibile fonderia di alluminio».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di