Scialpinisti liberi di andare dove vogliono, a meno che sia espressamente vietato o provochino slavine. Perché una legge che disciplini le regole di questo sport, di fatto, non c’è. Carenza legislativa da una parte e sanzioni irrisorie (massimo di 50 euro) per chi, munito di skipass fa, invece, fuori pista, sono forse i motivi principali per cui fare prevenzione in questo campo pare molto difficile. A sostenerlo è Bruno Paternoster, comandante del Corpo forestale di Piazza Brembana, competente anche sulle montagne di Bremboski, dove domenica scorsa si è staccata l’ennesima valanga che ha poi travolto uno scialpinista 35 enne di Ponte San Pietro, poi denunciato dai di Branzi per aver provocato la slavina.

«Il limite maggiore alla prevenzione degli incidenti da valanga – spiega Paternoster – è proprio la mancanza di una legislazione apposita per chi fa scialpinismo. In pratica chiunque parta per fare un giro sulla neve in montagna non è sanzionabile. A meno che provochi una valanga danneggiando sé o altri. Naturalmente in quel caso è denunciabile, con gradi diversi di sanzione. Oppure ci vorrebbe un divieto esplicito del sindaco, tramite ordinanza, di fare scialpinismo. In quel caso potremmo multarli». Obbligo, imposto dalla legge, per lo scialpinista, è invece quello di essere dotato di sistemi elettronici di ricerca.

«C’è poi il caso dello sciatore tradizionale – continua il comandante della Forestale – che acquista lo skipass per utilizzare le normali piste. In questo caso, invece, la persona è sanzionabile se fa fuori pista, ma la multa, in base alla normativa regionale, non va oltre i 50 euro. Ci sono comunque situazioni in cui gli agenti di Polizia giudiziaria (carabinieri, polizia di Stato o forestale, ndr) possono sanzionare chi si rifiuta di rispettare un ordine – prosegue Paternoster –. Domenica scorsa, per esempio, proprio al Montebello, c’erano diversi scialpinisti che avrebbero voluto proseguire, nonostante il pericolo di fosse marcato. In quel caso abbiamo ordinato loro di non avventurarsi. Qualcuno, però, non ci ha ascoltato: li abbiamo multati».

Ma carabinieri e agenti della Forestale non possono costantemente controllare chi si avventura sulle montagne. «Di fatto un controllo continuo degli scialpinisti – prosegue Parternoster – non è possibile. Quello che riusciamo a fare, in collaborazione con i carabinieri e con i pattugliatori che controllano le piste, è un’azione di prevenzione e monitoraggio da lontano. Ma mancano gli strumenti veri: una legge che regolamenti e vieti la pratica in situazioni particolari, per esempio, e sanzioni più alte per chi fa fuoripista». «Ben venga anche un’ordinanza, se servisse a prevenire – dice il sindaco di Beppe Berera – ma ciò che serve è maggiore responsabilità di chi pratica questo sport. La montagna non va criminalizzata: occorre anche una maggiore sensibilizzazione da parte di chi vende il “prodotto” scialpinismo e certe attrezzature da superman andrebbero ridimensionate». Anche i carabinieri sono impegnati nel controllo sulle piste. La pattuglia di Branzi è in genere composta da due agenti impegnati nel comprensorio di Bremboski nei fine settimana. «Sono muniti di cannocchiale – spiega il comandante della stazione – ma in genere sono i pattugliatori delle piste a segnalarci i casi di sciatori che vanno fuori pista. Li sanzionamo o denunciamo a seconda della gravità della situazione, anche in base all’eventuale pericolo che corre chi va a prenderli». Come successo qualche giorno fa per i tre sciatori scesi dal Valgussera e travolti da una piccola valanga, poi sanzionati.

Resta poi il problema di chi è presente sulle piste per i soccorsi, ma non può andare oltre una semplice segnalazione. Sono all’incirca 250 i volontari addestrati e abilitati al soccorso piste che prestano servizio nelle stazioni sciistiche bergamasche. Recentemente ad avanzare la necessità di ufficializzare la figura dei soccorritori con una apposita legge nazionale è stato il magistrato Alfonso Marra, che ritiene sia necessario dare loro un’identità professionale, come è stato fatto con il Corpo nazionale del . Spiega Guerino Lorini, esperto di infortuni sugli sci ed ex istruttore nazionale della Federazione italiana piste sci: «Se nelle città, per combattere il fenomeno dei parcheggi selvaggi, si ricorre agli ausiliari della sosta, in montagna e nelle stazioni sciistiche dove sono in gioco la vita delle e degli stessi soccorritori, sarebbe utile estendere questi compiti di “ausiliari della ” anche ai soccorritori e ai pattugliatori, quali diretti collaboratori con la polizia locale».

L’Eco di Bergamo

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