Bocciata la richiesta di 120 esuberi. Cgil, Cisl e Uil: “Nessun dialogo”. San Pellegrino Terme – Stando ai bilanci, che deposita alla Camera di cittadina, la viaggia poco al di sotto dei 900 milioni di fatturato e nell’esercizio 2007 ha distribuito agli azionisti (alla Nestlè) più di 28,5 milioni di euro. La capogruppo Nestlè, invece, ha chiuso il 2008 con 76 miliardi di euro di fatturato (109,9 miliardi di franchi svizzeri) e 12,2 miliardi di euro di utili, in crescita questi ultimi del 70% circa. Una multinazionale che non trema, si direbbe, guardando ai numeri: tremano però i suoi lavoratori, in particolare quelli bergamaschi, visto il piano di riduzione del personale presentato una settimana fa. E ieri alle assemblee il sentimento dominante era certamente la preoccupazione per i 120 posti a rischio nel sito di Ruspino.

I lavoratori hanno appoggiato a stragrande maggioranza la piattaforma sindacale, proclamando un secondo sciopero che si terrà venerdì 20, quando una delegazione incontrerà il sindaco Gianluigi Scanzi, a sua volta dipendente (in aspettativa) della Sanpellegrino ed ex membro della RSU per un decennio, a cavallo degli anni Novanta. I motivi della crisi, secondo il gruppo, sono da una parte negli annunciati dazi USA sulle acque minerali d’importazione e, dall’altra, nella crisi dei consumi che ha provocato un sensibile calo produttivo. «Un fatto simile accadde nel 1993 – ricorda Scanzi – quando vennero dichiarati 250 esuberi dalla vecchia proprietà Mentasti. Anche adesso la crisi è molto grave, sicchè mi aspettavo qualche intervento di riduzione, ma sugli stagionali, non sulla componente fissa. Ovviamente sono preoccupato due volte, come sindaco e come dipendente – ha aggiunto – posso solo sperare che, come accadde in passato, questi numeri si ridimensionino nel corso di una trattativa serrata».

La Sanpellegrino conta in Italia 10 siti produttivi compresa la sede centrale, occupando in totale 1.850 lavoratori e gestendo anche i marchi Vera, Levissima, Recoaro, S. Bernardo, Panna e Pejo. Martedì 25 marzo, tutti gli stabilimenti del gruppo saranno in sciopero per dire no al licenziamento di 40 persone nello stabilimento di Milano, 120 in quello di , 12 a Scarperia, a Firenze, 25 a Recoaro Terme e 85 a San Giorgio in Bosco, nel Padovano.

Il secondo pacchetto per lo stabilimento brembano è stato proclamato ieri, mentre in aprile è prevista a Milano una manifestazione nazionale di tutti i lavoratori della Sanpellegrino, accompagnata da altre 8 ore di sciopero. È stato annunciato inoltre lo stop agli straordinari e le assemblee hanno confermato l’irrecivibilità del piano così come è stato presentato, ma non discusso: i sindacati hanno infatti lasciato in maniera burrascosa il tavolo all’Assolombarda di Milano. La quota di mercato del gruppo, stando alle cifre ufficiali, è scesa dal 26,7% del 2007 al 24,9 del 2008, passando da 3,4 miliardi di bottiglie ai 2,9 miliardi dello scorso anno: si tratta di una perdita secca pari a mezzo miliardo di bottiglie, cioè suppergiù a tutta la produzione di uno stabilimento con 200 operai. I dazi USA metteno in pericolo altri 200 milioni di bottiglie.

San con i suoi 380 addetti (più gli stagionali) immette sul mercato 950.000 bottiglie. «Il momento di difficoltà che sta vivendo la Sanpellegrino, comprese le bibite e gli aperitivi – spiega il sindacato – non è sintomo di una crisi strutturale dell’azienda, bensì è frutto di una crisi di mercato globale. Siamo quindi disposti a condividere con l’azienda un percorso che metta l’occupazione, soprattutto i lavoratori a tempo determinato, e l’azienda stessa al riparo da altre pericolose ripercussioni. Per fare questo è indispensabile mettere in moto tutti gli ammortizzatori sociali che permettano di mantenere un posto di lavoro, anche a fronte di una riduzione di ore di lavoro, piuttosto che perderlo, perché solo non disperdendo la forza occupazionale le aziende potranno ripartire al massimo non appena questa crisi finirà».

Il Giornale di Bergamo

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