San Pellegrino Terme – Il progetto in gestazione da anni è forse l’estrema carta, non priva di incognite, per ridare lustro ad una località caduta in declino. L’immagine acquatica è scontata ma è la più efficace per dare l’idea della crisi, forse irreversibile, che sta inaridendo località che nell’acqua e nelle sorgenti prodigiose avevano il loro oro. Passare le acque era la vacanza irrinunciabile delle aristocrazie e della borghesia danarosa, con intellettuali di contorno, nella prima metà del Novecento, e poi è stata la scoperta rigenerante anche per operai, contadini e casalinghe mandati in ferie con la ricetta medica nella valigia per artriti, coliti, epatiti. Belle époque, belle storie, bei ricordi. All’improvviso qualcosa ha cominciato a spegnersi: le insegne di una pensione, di un dancing, di un caffè. I villeggianti avevano deciso di fare i turisti: preferivano il , la barca, girare il mondo. Il declino spiegato dai socio-economisti ha una data precisa: 1992.

I ricchi se n’erano già andati altrove, ma quell’anno, con la soppressione del congedo straordinario per motivi di salute, che consentiva di fare cure termali a spese del Sistema sanitario senza intaccare giorni di ferie, smisero di arrivare anche i lavoratori dipendenti. San , località del termalismo tra le più cariche di orgoglio e fascino, non è ancora annegata, sta in cattive acque, annaspa, ma prova, con un ultimo colpo di reni, a risalire a galla e a nuotare verso una nuova floridezza. Le terme sono addirittura chiuse, il che sconcerta parecchio i pochi che ancora telefonano per prenotare una stanza, ma è dell’altro giorno la presentazione del progetto che dovrebbe costituire il salvagente tanto sospirato: il costruirà, per cedere al Comune a 16 milioni, un Palazzo dell’acqua al posto del cadente , tre piani di piscine e vasche, idromassaggi e percorsi emozionali, con almeno un paio di trovate architettoniche: muri traforati per creare giochi di luce e nuvole di vapore all’esterno che avvolgeranno l’edificio suscitando l’idea di oasi refrigerante.

Funzionerà la zattera di salvataggio? Basterà questo progetto per rimettere in moto un turismo e un’economia in asfissia? È il primo passo, che sarà in realtà compiuto dalla sola amministrazione perché Percassi, finito l’intervento, incasserà e saluterà, non intendendo rischiare personalmente dentro a un sogno dagli orizzonti per niente rosa; un passo commisurato al rigore del momento: il progetto iniziale, comprensivo di centro commerciale e appartamenti, era decisamente faraonico, irrealizzabile.

Che sia solo l’inizio e per giunta pieno di incognite ne sono consapevoli tutti a San Pellegrino e nella che, dal rilancio termale, trarrebbe di sicuro giovamento. Se poi sarà un successo, e solo in questo caso, si potranno riaprire discorsi al momento illusori: far tornare a risplendere il Casinò e il (40 milioni di restauro). Ma attenzione: le Terme «vaporose» vanno decisamente verso una riqualificazione di San Pellegrino non tanto come luogo di acque curative, bensì come beauty farm diffusa.

All’apparenza è giusto: per attirare l’esigente e ormai viziatissimo vacanziere, si deve puntare al benessere e alla remise en forme . Ma la riconsacrazione passa solo dalla riaffermazione di San Pellegrino come luogo della salute. Operazione complicata, di raffinato marketing e di strategia creativa abbinati a strutture ricettive «alla trentina», da realizzare o adeguare al più presto e non quando e se arriveranno i turisti. In altre parole: se si convince la gente a tornare a San Pellegrino solo per un bagno o una doccia aromatizzata, si rischia di non vederla tornare perché si offre ciò che ormai si trova in ogni albergo a 4 stelle. E senza poter contare sul mare. La gente deve sapere (e non sa) che a San Pellegrino e solo lì si beve un’acqua che rigenera il fegato, pulisce i reni, decongestiona l’apparato digerente, lava via cistiti e coliti. Che due settimane a passare le acque garantiscono un anno di autentico benessere, non quello momentaneo dell’idromassaggio. Solo così l’ultima decisiva scommessa non evaporerà insieme con la nube scenografica delle nuove Terme. E con il temerario pronostico di far affluire 200.000 all’anno. Oggi, 2012, 108 anni dopo l’inaugurazione del Grand Hotel, San Pellegrino arriverà a contare meno di 7.000 presenze.

Pino Belleri – Il Corriere della Sera – Bergamo e Provincia